GAMES OF SOCIAL: LA GUERRA DEI SOCIAL NETWORK

GAMES OF SOCIAL: LA GUERRA DEI SOCIAL NETWORK

La guerra. La guerra, si sa, si combatte in ogni campo e con ogni mezzo: spiate, soffiate, furto di segreti. Obiettivo finale? Conquistare. Che sia il mondo, oppure milioni di utenti, poco cambia. Perché non ha importanza che sia Prima o Seconda Guerra mondiale. Poco importa che nelle trincee non ci siano Stati Uniti, Germania o Unione Sovietica, ma Facebook, Twitter e Google+, e chi più ne ha, più ne metta. La guerra dei social network. Certo, non provoca morti, ma sempre di guerra si tratta. Una lotta senza esclusione di colpi tra i colossi del web, che non si risparmiano a livello di innovazioni e modifiche di algoritmi.

L’universo digitale è in veloce crescita, in maniera esponenziale interessanti in maniera virale il mondo mobile e aumentando il volume di dati processato all’interno dei data center delle grandi Internet Company. I numeri sono molti e corposi. Facebook ad esempio ha superato da un pezzo la barriera del miliardo di utenti su scala globale, Google+ idem, Twitter è arrivata a registrare un miliardo di “cinguettii” ogni 2 giorni e oltre 500 milioni di utenti registrati. Inoltre Twitter, essendo il canale preferito dalle star al pari livello di Instagram, registra alti numeri di recenti registrazioni.

Snapchat, ad esempio. Snapchat è un servizio di rete sociale per smartphone e tablet. Consente di inviare agli utenti della propria rete messaggi di testo, foto e video visualizzabili solo per 24 ore. Ha subito tempo fa un violento periodo di crisi. Dopo la proposta di Facebook e Google di comprare l’applicazione, e il conseguente rifiuto dei produttori, Facebook e Google hanno semplicemente “copiato” le idee che Snapchat proponeva, basandosi sul loro forte numero di utenti, e sicuri che avrebbe fatto successo. Sempre minor persone hanno scaricato Snapchat. Ora però l’applicazione è di nuovo in corsa e insegue i big dei social. Non smette mai di rinnovare le sue funzionalità e portare nuovi strumenti di personalizzazione dell’esperienza utente. Così, sistema alcune piccole cose nell’app Bitmoji, aggiunge il pulsante “non disturbare” e aggiunge la “modalità testo” (non in Italia), e si rimette in campo, rientrando nella social war. L’introduzione di queste novità è sicuramente un buon passo avanti, anche se potrebbe non essere sufficiente per contrastare l’avanzata di Instagram e compagnia.

La gueera si combatte a colpi di miglioramenti degli algoritmi di base, a colpi di funzioni e app che possano essere più vicino all’utente, che è il fulcro, il motore di un social network: senza utenti, un social non funziona. Quindi l’obiettivo è in realtà quello di offrire servizi sempre migliori che possano “rallegrare” spesso gratuitamente l’utente.

Oggigiorno saltano fuori diversi social network, alcuni satirici (ricordiamo, ad esempio, Facciabuco, il social network satirico nato a qualche anno di distanza da Facebook), altri incentrati sulla propria regione, ma nessuno di questi riesce ad entrare nella cerchia dei grandi, tra i quali, oltretutto, c’è una guerra aperta, anche da parte degli utenti, che si dividono tranquillamente tra i vari social e ne fanno il punto di forza: sono pochi gli utenti che hanno infatti attivi tutti i principali social network, anche se le iscrizioni, un po’ per curiosità, sono in aumento.

La guerra nella guerra…

Sotto la guerra dei social network, poi, si apre un’altra guerra, che è una guerra sottile, che viviamo tutti i giorni, quando leggiamo messaggi discriminatori e razzisti, quando si attaccano o condividono post religiosi, politici, il modo di vivere di un’altra persona. I social network sono un campo di battaglia dove combattono milioni di utenti ogni giorno. Ma questo è un altro discorso.

La guerra dei social network è appena iniziata. Voi da che parte vi schierate e come la condividete?

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