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Decodifica gli algoritmi dei principali Social Network!

Decodifica gli algoritmi dei principali Social Network!

Viviamo in un mondo in cui la ricerca di dati e informazioni è di fondamentale importanza per il modo in cui viviamo le nostre vite quotidiane. Quando cerchi online, scorri i tuoi feed social o ricevi consigli sulle canzoni da Spotify, sei guidato da un algoritmo che comprende le tue abitudini di consumo forse più di te.

Gli algoritmi stanno diventando centrali in tutto ciò che fai. Spesso frainteso e occasionalmente impreciso, ma sempre attivo e sempre in apprendimento.

Il “come” la maggior parte della società accede a notizie e informazioni può essere attribuito direttamente agli algoritmi.

Indipendentemente dalla ricerca su Google o dallo scorrimento di Facebook, le informazioni presentate derivano da un’equazione matematica basata su due fattori:

  1. Qualità algoritmica: lo standard di qualità del contenuto disponibile.
  2. La tua storia pregressa: le azioni e le reazioni che hai intrapreso in blocchi di contenuti specifici nel passato.

Ciò significa che, in base alla progettazione o alla scelta personale, gli algoritmi dei social media ci hanno permesso di creare filtri per vedere i contenuti che vogliamo e rimuovere tutto ciò che non desideriamo.

Questi filtri funzionano perfettamente la maggior parte del tempo. Forniscono rilevanza in un mare di informazioni illimitate e impediscono che i nostri flussi di notizie e scadenze si intasino con contenuti indesiderati. È nelle situazioni che richiedono la comprensione di opinioni e fatti diversi che gli algoritmi dei social media possono causare problemi.

Questi filtri diventano bolle che ci impediscono di vedere contenuti che forse non vogliamo vedere, ma che forse è necessario. Nella migliore delle ipotesi rallentano il processo di comprensione di diverse prospettive e punti di vista, e nel peggiore dei casi causano un conflitto maggiore tra le parti opposte.

Nessuna delle società di social networking rende disponibili al pubblico le loro equazioni algoritmiche.

I social network forniscono, a volte, informazioni sul funzionamento interno dei loro algoritmi e possiamo formulare ipotesi basate su annunci e test aziendali, ma nessuno ha la ricetta completa.

Ciò che viene presentato qui si basa su una combinazione di informazioni divulgate pubblicamente dai social network, ricerche di terze parti, alcune ipotesi di base e un po ‘di buon senso. In secondo luogo, i diagrammi presentati non sono rappresentazioni visive degli algoritmi. Quello sarebbe impossibile. Si tratta più di un processo e di una lista di controllo che è possibile seguire per garantire che i contenuti e i messaggi abbiano la migliore opportunità di ricevere il massimo impatto.

I diagrammi seguenti servono più per risolvere problemi decisionali.

Perché abbiamo bisogno di capire gli algoritmi dei social media?

Una mancanza di comprensione di come funzionano gli algoritmi dei social media è come guidare al buio senza i fari accesi. È possibile e potresti arrivare a destinazione ma è un rischio inutile.

In poche parole, è necessario capirli per i seguenti motivi:

  1. Impatto: per garantire che i tuoi contenuti generino il maggiore impatto possibile
  2. ROI: per garantire che il tempo e gli sforzi dedicati alla pubblicazione su queste piattaforme abbiano il massimo ritorno
  3. Reputazione Online: diventare una fonte affidabile di informazioni a lungo termine per gli algoritmi
  4. Impatto sociale più ampio: i comunicatori devono essere in grado di “combattere il fuoco con il fuoco” per impedire la diffusione di informazioni false online.

Questa guida sugli algoritmi dei social media include i cinque principali social network:

  1. Facebook,
  2. LinkedIn,
  3. Twitter,
  4. Youtube,
  5. Instagram.

Iniziamo con il colosso dei social network e l’algoritmo di cui tutti parlano.

L’algoritmo di Facebook

Precedentemente noto come EdgeRank, il famoso algoritmo di Facebook, ha avuto la sua buona dose di critiche negative negli ultimi anni. Soprattutto per:

  1. Calo della copertura organica
  2. Facilitazione di notizie false e clickbait
  3. Soppressione del contenuto di notizie veritiere

L’accumulo di stampa negativa, più il feedback degli utenti, è il motivo per cui l’azienda ha fatto di recente passi rapidi per sradicare i tipi di contenuto che rendono le persone pazze, arrabbiate o tristi.

In effetti, il recente annuncio di Mark Zuckerberg che illustra come intende aiutare le persone ad avere “interazioni sociali significative” tra di loro, unitamente ad un’ulteriore riduzione della copertura organica, ha un pò preoccupato il business delle comunicazioni.

Ci si chiede se sponsorizzare su Facebook ne valga davvero la pena in questi giorni.

La risposta breve è “probabilmente”, ma richiede un contenuto di qualità superiore e un cambio di approccio. Si tratta di costruire una comunità e non un pubblico.

Cosa sappiamo dell’algoritmo di Facebook?

  1. Darà la priorità ai contenuti che stimolano una conversazione tra amici e famiglia
  2. Darà la priorità ai video live perché riceve più interazioni
  3. Un post viene offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare l’engagement iniziale
  4. L’engagement è basato su un sistema a punteggio
  5. I post con commenti di lunga durata avranno un peso superiore
  6. I contenuti “naturali” (come ad esempio le foto delle tue ultime vacanze) hanno la precedenza rispetto ai contenuti con link ad altri siti
  7. Clickbaiting ed il chiedere alle persone di “mettere like, commentare o condividere” i tuoi contenuti, riceverà una penalizzazione.

 

L’algoritmo di LinkedIn

Mentre l’algoritmo di LinkedIn non è stato oggetto di tante controversie come Facebook, ha certamente avuto qualche singhiozzo lungo la strada.

A settembre 2016, LinkedIn è stato accusato di favorire gli uomini alle donne nei risultati di ricerca di candidati. Qualche mese prima, alcuni utenti di LinkedIn si divertivano a cercare e disturbare persone che hanno nomi a doppio senso. Un pò come Bart Simpson. LinkedIn è forse stato uno dei social network più trasparenti riguardo al funzionamento del suo algoritmo. Nel marzo dello scorso anno, il team di dati ha pubblicato un post sul blog intitolato “Strategies for Keeping the LinkedIn Feed Relevant” che includeva un diagramma dell’algoritmo su come combatte lo spam. In questo post viene confermato che LinkedIn utilizza l’intervento umano e il suo algoritmo per determinare la qualità del contenuto. Se un post inizia a ricevere molto engagement, “le persone reali su LinkedIn” lo analizzeranno e decideranno se è abbastanza buono da essere visto da un pubblico più ampio sulla piattaforma.

Consiglio dell’esperto: mantieni la tua rete di LinkedIn coerente con i tipi di contenuti che condividi. Avrà una maggiore possibilità di diffondersi se la maggior parte dei tuoi contatti si trova nello stesso settore e valuta lo stesso tipo di contenuto.

Cosa sappiamo dell’algoritmo di LinkedIn? (con ringraziamenti a Green Umbrella)

  1. I contenuti “naturali” hanno la precedenza sui collegamenti ad altri siti
  2. Mi piace, i commenti e le azioni hanno probabilmente pesi diversi
  3. Un post viene offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare il livello di engagement iniziale
  4. Frasi di un solo paragrafo e sulla vita personale (attualmente) fungono da meccanismo virale
  5. I contenuti con alto coinvolgimento saranno analizzati dallo staff di LinkedIn e potenzialmente aperti a un pubblico più ampio (sebbene l’analisi umana possa essere soggettiva)

 

L’algoritmo di Twitter

L’algoritmo di Twitter, o “Algorithmic Timeline”, è stato introdotto nel 2016. Prima di questo, quando hai effettuato l’accesso a Twitter, la tua cronologia era in ordine cronologico inverso con gli ultimi tweet delle persone che segui nella parte superiore della pagina. L’intenzione dell’algoritmo di Twitter è quella di rendere la timeline più coerente, in modo che gli utenti possano ricevere tweet delle persone che seguono maggiormente, che altrimenti perderebbero.

Cosa sappiamo dell’algoritmo di Twitter?

  1. È probabile che i contenuti naturali abbiano la precedenza rispetto ai contenuti con link ad altri siti
  2. I “tweet” delle persone con cui ti relazioni maggiormente verranno mostrati per primi
  3. Un tweet è offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare l’engagement iniziale
  4. I “mi piace, le risposte e i retweet” hanno probabilmente un punteggio diverso
  5. Il tempo trascorso a leggere i tweet di qualcuno avrà un impatto sul contenuto che vedi anche se non ti relazioni.

L’algoritmo di YouTube

L’algoritmo di YouTube è stato sviluppato per quelli che contribuiscono maggiormente al sito. Ciò si riflette in alcuni dei fattori di ranking che si basano sulla coerenza di pubblicazione e sul numero di iscritti di un utente.

A meno che tu non sia famoso, superbamente talentuoso in qualche modo o abbia un punto di vista completamente diverso rispetto alla creazione di video di chiunque altro, la creazione di un pubblico consistente su YouTube partirà da zero.

Perché?

Perché la qualità del contenuto è eccezionalmente alta e ogni argomento immaginabile è già stato trattato. Oltre a ciò, richiede una condivisione di circa 2/3 volte a settimana per ottenere la giusta trazione algoritmica.

Ecco perché YouTube SEO è un settore in crescita e molti esperti SEO “tradizionali” come Brian Dean stanno iniziando a concentrarsi e affinare le proprie competenze sulla piattaforma.

Cosa sappiamo sull’algoritmo di YouTube? (Si ringrazia Derral Eves e Matt Gielen)

  1. Il tempo di visualizzazione totale e la fidelizzazione del pubblico sono fattori di ranking importantissimi
  2. La frequenza di caricamento è un importante fattore di ranking
  3. Un video recentemente caricato viene offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare il coinvolgimento iniziale
  4. Più iscritti hai, più l’algoritmo posiziona meglio i tuoi video
  5. I video di durata compresa tra 7 e 16 minuti ricevono la migliore fidelizzazione, la maggior parte del coinvolgimento e il miglior rapporto tra visualizzatori e iscrizioni
  6. L’algoritmo di YouTube è basato su un’intelligenza artificiale. Impara, capisce e si espande

 

 

L’algoritmo di Instagram

Instagram ha annunciato a metà 2016 che il suo algoritmo offre agli utenti il ​​tipo di contenuto con cui si relazionano maggiormente. Di conseguenza, se le persone che segui di più pubblicano un’immagine il giorno prima, potrai comunque vedere le immagini nella parte superiore della timeline al prossimo accesso.

Prima di questo algoritmo, un post aveva una vita media di 72 minuti. Ora, invece, può coinvolgere persino alcuni giorni dopo che è stato pubblicato.

L’engagement è il fattore chiave per l’algoritmo di Instagram. Più like, commenti, mi piace, post salvati, risposte a Direct Messages ricevuti da un post, maggiore sarà la ponderazione dell’algoritmo.

Cosa sappiamo sull’algoritmo di Instagram?

  1. Pubblicare regolarmente ti aiuterà a creare un maggior numero di timeline degli utenti
  2. Una comunità affermata e impegnata migliorerà la credibilità di ogni post
  3. Interagisci con i contenuti di altre persone (tramite “Mi piace e commenti”)
  4. Più gli utenti trascorrono tempo sul post, più il post guadagna credibilità algoritmica

 

 

Decodificare gli algoritmi dei social media richiede uno sforzo collettivo

I social network eseguono continuamente gli A/B test e modificano i loro algoritmi per adattarsi a nuove funzionalità, flussi di entrate e fornire più valore agli utenti.

Il recente cambiamento dell’algoritmo di Facebook serve a incoraggiare più “interazioni significative” tra amici e familiari. Secondo Facebook, sta facendo questi cambiamenti perché gli studi dimostrano che le persone si sentano meno felici dopo aver visto passivamente la loro cronologia.

Anche se, secondo il nostro modesto parere, il fine ultimo è quello di far aumentare alle aziende il budget destinato alle sponsorizzazioni. Abbiamo trattato questo argomento nel seguente articolo.

Anche se non capiremo mai completamente il funzionamento interno di ciascun social media, possiamo comunque decodificarne gli algoritmi pezzo per pezzo, attraverso le nostre esperienze e condividendo gli insegnamenti l’uno con l’altro.

Usando informazioni, ipotesi di base, un pò di buonsenso, test continui e condivisione di dati, questi blocchi mistici di equazioni matematiche possono essere spezzati.

Proprio come l’industria SEO è nata dal desiderio collettivo di rompere gli algoritmi dei motori di ricerca, anche noi possiamo lavorare insieme per dare un senso alle loro potenti controparti dei social media che stanno modellando la società e la cultura.

Ciò significa testare continuamente i contenuti per scoprire cosa funziona, cosa no e, in entrambi i casi, il perché.

Questo richiede velocità e agilità, trattandosi ovviamente di comunicazioni sui social media.

Richiede inoltre una condivisione collettiva di conoscenza ed esperienza.

E forse richiede una condivisione collettiva del peso per fare pressione sulle società di social networking per fornire maggiori informazioni sul funzionamento interno di questi misteriosi algoritmi che stanno avendo una maggiore influenza su come viviamo tutti.

Fonte Ste Davies

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Il professore del Ghana insegna informatica con lavagna e gessetti.

Il professore del Ghana insegna informatica con lavagna e gessetti.

“Insegnare l’uso del pc in Ghana è molto divertente”, ha scritto Owura Kwadwo in un post pubblicato sul Facebook. Sulla lavagna compare l’interfaccia grafica di Microsoft Word, accuratamente disegnata con gessetti colorati.

In quel momento, non poteva sapere che quelle immagini sarebbero state condivise in tutto il mondo, fino a raggiungere persino la Microsoft.

“Non era la prima volta che disegnavo sulla lavagna. Non immaginavo potesse attirare tutta questa attenzione”, prosegue Owura.

Per l’insegnante del Ghana non c’è nulla di straordinario nel suo gesto, gli utenti dei social, invece, non la pensano allo stesso modo.
Il post è stato condiviso migliaia di volte sui social, elogiando l’amore del professore per i suoi studenti.
Purtroppo la situazione economica di alcuni Paesi è nota a tutti, soprattutto in quella scuola del Ghana, sprovvista di PC.
Nonostante la mancanza degli strumenti adatti, i ragazzi ghanesi devono passare un test di informatica per poter accedere alle scuole superiori. E ci sono insegnanti come Owura Kwadwo (pseudonimo di Richard Appiah Akoto) che non si arrendono.

 “Amo i miei studenti, l’ho fatto affinché possano capire cosa sto insegnando”.

 Grazie al passaparola del web hanno permesso a Microsoft di venire a conoscenza della sua storia.
Il noto colosso dell’informatica crede fermamente nella trasformazione digitale, soprattuto nell’insegnamento. Con un tweet ha fatto sapere di esser pronta a supportare l’attività dell’insegnante, fornendo attrezzature più adeguate.

 

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BUFALE E FAKE NEWS: COME DIFENDERSI...

… ED EVITARNE IL PROPAGARSI

Ogni giorno abbiamo a che fare con almeno un Fake, o una Fake-news.

Fisicamente: in spiaggia, per strada. Basti pensare alle cinture, alle borse, alle sciarpe che compriamo. Quello che li contraddistingue è una cosa sola, in sostanza: l’etichetta. Sono chiaramente dei falsi, ma comprando, siamo consapevoli che quello che stiamo prendendo con noi non è un prodotto originale; ma stiamo risparmiando, e molti soldi anche.

Mentalmente: Internet è il campo fiorente delle Fake-News. Perché il campo fiorente? Il 70% degli italiani usa il potente strumento internet per informarsi.

Perché vengono create

I siti guadagnano con la pubblicità: ogni banner che vediamo apporta al proprietario del sito guadagno, e lo stesso avviene quando clicchiamo. Quindi se veniamo attirati dal titolo di una notizia e ci clicchiamo sopra, automaticamente stiamo portando guadagno a quel sito. Creare delle notizie false che attirano un lettore, ecco il motivo per le quali vengono create.

Oppure, semplicemente, per motivi elettorali o propagandistici. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’FBI sta indagando su un possibile ruolo della Russia sulla campagna presidenziale.

Come scoprirle

Le piattaforme di social network, messaggistica istantanea, sono già al lavoro sugli algoritmi per abbattere la visibilità dei portali che favoriscono queste notizie o prepararono post appositamente costruiti (click-bait) solo per ottenere click e apportare guadagni alla sola visita del loro sito.

Facebook ad esempio fa partire questa settimana una battaglia contro le fake news politiche in vista delle elezioni. Con la collaborazione di Pagella Politica, proverà a identificare le falsità, segnalarle a chi le ha condivise, affiancarle a una ricostruzione più oggettiva possibile e renderle poco visibili. Verranno analizzati solo i link agli articoli. Esclusi, quindi, i meme (le efficaci foto con frasi evocative). Facebook, prosegue Allan, vigilerà con attenzione pre-elettorale anche sui profili falsi, come avvenuto con le conseguenti rimozioni in Germania e Francia. Sul tema delle identità fasulle online (su Twitter), in seguito a un’inchiesta del New York Times, è intanto partita un’indagine dello stato di New York.

Per arginare, ad esempio, le tante “catene di sant’Antonio” che intasano il nostro telefonino, il team di Facebook che ha acquistato la tanto conosciuta app di messaggistica istantanea WhatsApp, starebbe testando una nuova funzionalità che cercherebbe di arginare i messaggi “inoltrati troppe volte”: farà perciò scattare una notifica anti-spam, che avviserebbe sia mittente che destinatario di essere parte di un anello di una catena. In Italia risale a pochi giorni fa, ad esempio, la diffusione dell’ennesima bufala secondo cui WhatsApp sarebbe diventato a pagamento, con una catena fatta circolare proprio attraverso l’app.

Per quanto riguarda i lettori, invece, ci sono tante maniere in cui si può individuare una Fake-News. A volte basta leggere solo il titolo della notizia che ci viene propinata. Ad esempio, notizia che circola spesso: “Scoperta cura per il cancro, ma nessuno lo dice”; “Condividi se sei indignato”; sono questi, più o meno, le prime avvisaglie di avere davanti una bufala.

“Se la GUARDIA DI FINANZA consiglia di pubblicarlo sulla propria pagina, un motivo ci sarà…Tutto quello che avete postato diventa pubblico da domani. Anche i messaggi che sono stati eliminati o le foto non autorizzate. Non costa nulla per un semplice copia e incolla, meglio prevenire che curare. Canale 13 ha parlato del cambiamento nella normativa sulla privacy di Facebook”

Bisogna imparare a navigare consapevolmente, verificando tutto ciò che ci passa sotto gli occhi, ed eventualmente assumendoci la responsabilità di quello che condividiamo. Per essere sicuri della veridicità della notizia, nel caso ci fosse ancora qualche dubbio, cerchiamo di combattere la disinformazione con la sua stessa arma: se internet può darci una fake-news, internet può anche smascherarla.

Per cui…

… tranquilli, Wathsapp non sarà mai a pagamento, la Guardia di Finanza non vi consiglia nulla, soprattutto di mettere un post sulle vostre bacheche, e quanto alle catene di Sant’Antonio, credete davvero che la condivisione massima e fastidiosissima dei messaggi serva a risolvere qualcosa?

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PUBBLICITÀ: UNA PERICOLOSA ARMA A DOPPIO TAGLIO

“Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.”
Oscar Wilde

Alcuni mesi fa si era creato un dibattito sulla pubblicità televisiva della Motta, da alcuni considerata cruda e violenta, da altri simpatica e divertente; il mese scorso, il dibattito si è spostato su Pandora, l’azienda danese di produzione e distribuzione di gioielleria, con la sua pubblicità considerata da alcuni maschilista e sgradita, da altri indifferente e non così sessista.
In qualunque modo si parli di una pubblicità, di un’azienda, di una persona, il concetto rimane quello: se ne parla. E molte aziende, nelle varie polemiche delle pubblicità, intanto hanno fatto parlare di sé.
Deve aver preso alla lettera la frase di Oscar Wilde l’albergatore Paul Stenson, che ha visto in quello che gli è accaduto un ottimo punto di partenza per una pubblicità secondo lui fruttuosa e gratuita.

Quando un cinguettio da inizio ad una battaglia

Alcuni giorni fa è stato contattato dalla blogger Elle Darby, un’influencer con appena 88.000 follower su Instagram (ora, dopo l’accaduto quasi 92.000). Una normalissima ragazza inglese di 22 anni, che ha scelto di “fare soldi” in un modo che prima non c’era, cioè parlando sui social di trucchi, viaggi, chirurgia e vestiti.
La blogger ha chiesto all’albergatore di Dublino ospitalità nel suo albergo, con una stanza per se e il suo compagno. Fin qui niente di strano, se non fosse che la moneta di scambio, in cambio dell’ospitalità, fosse la visibilità sui suoi canali social. Richiesta leggittima, a pensarci bene. Almeno, non più disparata di tante altre.
Paul Stenson ha rifiutato, avviando una vera e propria campagna negativa nei confronti della blogger, usando le sue stesse armi: la battaglia, infatti, si è combattuta mediaticamente, tramite i social come Twitter, e YouTube, con un video di risposta di Elle Darby.
Nel primo tweet pubblicato, Paul Stenson sosteneva, con screenshot della email e nome del mittente oscurato, come i dipendenti non si potessero pagare in visibilità. Le reazioni di chi seguiva l’albergatore ovviamente non hanno tardato ad arrivare, amplificando di conseguenza il messaggio e spargendolo per la rete come un virus.
La blogger ribatte subito con un video sul suo canale YouTube, accusando l’albergatore di diffamazione e comportamento scorretto.
La battaglia continua su Facebook, dove Paul risponde alla blogger con più di un post da circa 34.000 interazioni.

Pubblicità negativa o positiva?

Quanto è stato fruttuoso per l’albergatore irlandese mettere in piedi questa gogna mediatica nei confronti della blogger inglese? Della vicenda si è parlato molto, e Paul Stenson dichiara di aver ottenuto lo stesso risultato che avrebbe avuto ospitando l’influencer, anzi, forse superiore.
Analizzando tutta la situazione, la pubblicità che ne è scaturita in realtà non da così tanta visibilità all’albergo: tutti conoscono la vicenda, il nome dell’albergatore, ma nessuno ricorda la cosa più importante: il nome dell’albergo. Piuttosto si è messa in discussione l’atteggiamento della blogger, che ha acquisito visibilità e in molti sono andati a curiosare nei suoi profili social. I migliaia di pareri che sono comparsi nei post, positivi o negativi che essi siano, non trattavano infatti il tema dell’albergo, ma quello della validità dell’influencer marketing. Inoltre, i like positivi son pressappoco dello stesso numero di quelli negativi, che a volte non sono presenti sui social, ma silenziosi e pericolosi, e che su una recensione fanno più danno di like positivi: nel tempo, generalmente si ricordano più le cose negative che quelle positive, soprattutto quando si tratta di strutture di vacanze.

La “tecnica” che Paul Stenson ha voluto adottare, questa “pubblicità inversa” in realtà non ha funzionato per niente. Il suo tweet, nel quale dichiara che i dipendenti non si pagano con la visibilità, fa passare il messaggio che la pubblicità non ha valore. Se è vero quello che trasmette, perché tenere aperti per l’albergo i canali social, il sito internet, perché lavorare sul posizionamento SEO? Tutti strumenti che pubblicizzano un’azienda, ma che non danno risultati immediati.
Stanno arrivando inoltre, sulla pagina Facebook (collegata al posizionamento SEO di Google), messaggi di altri influencer e sponsor che, circa i modi dell’albergatore, dichiarano di non mettere mai piede in quell’albergo, e di guardarsi bene di farlo in futuro, proporre campagne pubblicitarie o partnership.

Advertising che da risultati nel tempo…

Sappiamo tutti che quando un’azienda fa un investimento in advertising (ovviamente seguito da professionisti), ha degli introiti; con questi introiti paga nuove pubblicità, nuove forniture, le bollette, i dipendenti. Ospitare un influencer per 5 notti è un costo ammortizzabilissimo, un piccolo investimento che porterebbe incassi cospicui, nuova clientela e di conseguenza nuova pubblicità, se solo la blogger fosse riuscita a convincere anche solo 100 persone a pernottare nell’albergo.

Nel marketing, rimanere al passo con i tempi è di essenziale importanza. Come far sì che le persone parlino di noi sui social network? I social sono delle risorse preziose, ma bisogna saperle gestire con parsimonia ed equilibrio. Per questo esistono i professionisti del settore. Un utilizzo consapevole può diventare una grandiosa attività di branding che può portare a successi aziendali enormi, ma utilizzato male può farci perdere il controllo, e può trasformarsi nel pozzo nero di Sparta nel quale si viene spinti e dal quale non c’è via d’uscita.

Focalizzati su come essere social, non su come usare i social.
Jay Baer

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WHATSAPP BUSINESS: ORA IL CLIENTE POTRÀ CHATTARE CON L'AZIENDA

Lo scorso mercoledì Whatsapp ha presentato il proprio passo avanti nel mondo del business. Si tratta di una nuova applicazione, nata con l’idea di separare i messaggi personali da quelli di lavoro: WhatsApp Business. Per i messaggi personali non ci sarà nessun cambiamento, l’app di riferimento rimarrà comunque WhatsApp. Per i messaggi di lavoro si potrà usare un nuovo spazio di interazione tra attività commerciali e clienti.

Attesa da tempo, l’app in versione Business è stata introdotta anche in Italia, uno dei paesi in cui l’app è arrivata per prima. Gli altri sono Stati Uniti, Regno Unito, Messico e Indonesia.

In Italia l’app di messaggistica istantanea risulta essere lo strumento di agevolazione con i clienti per il 69% delle piccole medie imprese, mentre è parte integrante della crescita del proprio business per il 52%. La versione aziendale permetterà maggiore facilità nella risposta alle richieste dei clienti, e avere la propria presenza ufficializzata in una piattaforma con un profilo verificato.

Un passo molto importante nel mondo del business, che precede molto probabilmente l’arrivo di WhatsApp Pay nei prossimi mesi.

«I nostri utenti in tutto il mondo usano WhatsApp per comunicare con piccole attività a cui sono interessati, dal negozio di abbigliamento online in India, alla pasticceria di fiducia in Italia. È stata pensata innanzitutto per le persone, e ora vogliamo assicurare un’esperienza migliore anche per le piccole attività e le aziende, rendendo più semplice, ad esempio, rispondere ai propri clienti, separare i messaggi personali da quelli di lavoro e avere una presenza ufficiale sulla nostra piattaforma».

Blog Ufficiale WhatsApp

Quali sono le novità?

Le novità più rilevanti al momento sono le risposte rapide con i messaggi di benvenuto, quelli di assenza per la non disponibilità a chattare. La creazione di messaggi brevi automatici che risponderanno ai clienti a richieste come disponibilità di merci, oppure orario di apertura e chiusura dell’attività.

Le aziende potranno creare un proprio profilo personale inserendovi la descrizione dell’azienda, l’indirizzo fisico, l’email e il sito web. Si potrà inoltre accedere ai dati statistici sull’utilizzo dell’app e impostare le risposte automatiche.

Inoltre all’app si potrà associare un numero fisso, oltre che il mobile, anche una SIM non inserita nel telefono. WhatsApp Business, dunque, si svincola totalmente dalla SIM, al contrario della versione standard.

«Gli attuali utenti WhatsApp potranno continuare ad usare la loro applicazione senza bisogno di scaricarne una nuova e continueranno ad avere pieno controllo dei messaggi che ricevono, inclusa la possibilità di bloccare qualsiasi numero (compresi i numeri delle attività), e di segnalare messaggi di spam».

Blog Ufficiale WhatsApp

Il tipo di account business sarà facilmente riconoscibile dagli utenti, perché avrà il segno distintivo per gli account confermati. Inoltre non ci sarà nessuna difficoltà nell’uso dell’app: l’interfaccia grafica e le funzionalità sono identiche a quelle presenti in WhatsApp già esistente, ma con l’aggiunta di alcuni strumenti studiati appositamente per le aziende.

WhatsApp Business è completamente gratuito, ma ha una limitazione: si può installare su un solo dispositivo per volta, per questo al momento è compatibile solo con le aziende piccole. La versione web e quella desktop utilizzabili con l’account Business rimangono quelle classiche utilizzate per la versione personale, ma il client rimane comunque sempre e solo uno.

ECommerce

È sicuramente un buon passo per chi si occupa di eCommerce. Un account verificato su una piattaforma di tale portata costituirà un canale privilegiato per il rapporto azienda-cliente. E se, come (a quanto pare) previsto si potranno effettuare il pagamenti in-App, la cosa diventa ancora più interessante.

Come scaricare WhatsApp Business

WhatsApp Business per il momento è disponibile solo per il Google Play Store. Attenzione alle tante imitazioni che potete trovare: la versione ufficiale è solo quella pubblicata da WhatsApp Inc., e non va in conflitto con la versione di WhatsApp già installata in precedenza. Inoltre, come per WhatsApp Messenger, ci viene chiesto di registrare un numero.

Se la necessità è di utilizzare un numero già utilizzato da un account normale di WhatsApp Messenger, l’utente verrà avvisato della trasformazione dell’account in uno di tipo “Attività”. Ovviamente, tutti i messaggi arriveranno sulla nuova applicazione, e non più su quella classica. Si può ritornare all’account normale in qualunque momento: il funzionamento è come quello del cambio telefono. Aprite il WhatsApp classico e chiederà nuovamente la verifica del numero di telefono.

In conclusione, WhatsApp Business è una novità importantissima per tutto ciò che riguarda il mondo commerciale. Moltissime aziende utilizzavano già l’app di messaggistica istantanea standard come strumento di comunicazione azienda-cliente e per finalità di marketing, tanto che nell’ambiente è stato coniato il termine “WhatsApp Marketing”.

Nonostante il numero di partecipanti limitato nei gruppi, la comunicazione aziendale tramite messaggistica istantanea funziona commercialmente in maniera eccezionale, perché non sfruttarla?

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Modifica dell'algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Modifica dell’algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Un falso allarme

In questi giorni, la notizia del cambiamento radicale dell’algoritmo di Facebook sta destando molto scalpore, preoccupando quindi aziende, investitori e Marketer.

In realtà la situazione è meno preoccupante di quanto sembri e soprattutto ha diversi risvolti positivi.

Gli utenti più preoccupati son quelli che di carattere sono poco propensi al cambiamento, categoria destinata a scomparire a breve, come una sorta di selezione naturale Darwiniana.

Quindi evitiamo di entrare in panico per colpa di un mucchio di allarmisti e lavativi che non accettano il cambiamento, anche se positivo.

Per prima cosa ricordiamo che Facebook cambia costantemente e migliora gli algoritmi di ricerca in maniera talmente graduale che spesso neanche ce ne accorgiamo.

Seconda cosa, per chi sa lavorare bene non cambia assolutamente niente, i professionisti del settore e aziende smart possono dormire sonni tranquilli.

 

 

Quindi, in sostanza, chi viene penalizzato?

Soffriranno del cambiamento tutte le aziende “semi social” che credono di poter raggiungere enormi risultati solo in organico e senza l’aiuto di un valido professionista.

Inoltre scompariranno tutti i falsi profeti, chi si spaccia per Social Media Marketer solo perchè sa usare discretamente Facebook, ma soprattutto l’infinita piaga del “mioccuggino”.

Mioccuggino è quello che sa fare tutto, in poco tempo e che non chiede soldi. Impiega un paio d’ore per fare il tuo sito web, 2 minuti per la grafica della locandina e 20 secondi per avviare una campagna social integrata. Poi ha tanti amici, non ha bisogno di creare inserzioni e sponsorizzazioni.

Ricordiamo che gli strumenti digitali son facili da utilizzare solo se presi singolarmente. Il difficile è coniare una strategia di marketing sia tradizionale che digitale, nella quale tutte le risorse sono coadiuvate nella maniera più performante per trarre il massimo utile.

 

 

Cosa possono fare i professionisti?

I professionisti continuano per la loro strada, ovvero continuano a fare i professionisti. Studiano, si aggiornano, sperimentano, analizzano i risultati e coniano una nuova strategia di Digital Marketing.

Le regole son molto semplici, la sezione delle news di Facebook prediligerà contenuti con molte interazioni. Si stima la presenza di un 80% di post dei nostri amici ed un 20% di post organici di pagine aziendali e/o testate giornalistiche.

In sostanza torniamo sempre allo stesso discorso del 1996 di Bill Gates: “Content is King!”

Creare contenuti di qualità permette di avere credibilità, interazioni e di conseguenza priorità. Soprattutto verranno penalizzate tutte le pubblicità invadenti e le fake news di cui siamo, ahimè, fin troppo sommersi.

 

 

Cosa possono fare le aziende?

L’imprenditore moderno va necessariamente guidato da un professionista del settore: Digital Marketer, Social Media Strategist, Web Marketing Manager, ecc.

Inoltre una parte dei ricavi va immancabilmente destinata alla pubblicità sia tradizionale che digitale.

Le aziende hanno sostanzialmente due alternative: assumere un esperto del settore o esternalizzare l’ufficio marketing a Web Agency competenti.

 

 

Web Solutions Internet Company lavora nel Web Marketing dal 1999, ha assistito alla nascita, crescita e cambiamento delle principali piattaforme di Social Network. Studiamo ogni giorno il mercato e cerchiamo di prevederne i prossimi trend social. Il nostro obbiettivo è di ottimizzare siti web, aumentarne la visibilità, implementare efficaci campagne sui social ed aiutare l’imprenditore a raggiungere il successo che merita.

Contattaci per un preventivo gratuito, un nostro consulente sarà a tua disposizione per pianificare una strategia online di successo.

 

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SEO - Essere primi su Google garantisce il successo?

Quante volte abbiamo letto o sentito parlare di quanto è importante essere primi su Google o su altri motori di ricerca? Molti dei nostri colleghi parlano sempre di SEO come se avessero una ricetta segreta per il successo e puntualmente falliscono nei loro intenti facendo perdere tempo e denaro ai loro clienti. Scriviamo quindi questo articolo giusto per sfatare qualche mito. Partiamo dalle basi.

 

Cosa vuol dire essere primi su Google?

 

Sfatiamo subito il primo mito: nel 90% dei casi chi effettua una ricerca su internet è una persona normalissima, che esegue una ricerca normalissima, con parole normalissime.

Se sto cercando un bar a Sassari scriverò nel motore di ricerca “bar Sassari” il cui risultato in prima pagina sarà riconducibile alle attività di ristoro che hanno curato i contenuti e gli aspetti di webmarketing legati al sito web. Se invece dovessi scrivere “bar Sassari via Roma” dal punto di vista teorico compariranno in prima posizione tutti i bar locati in via Roma a Sassari.

Arriviamo al dunque. Se hai un bar a Sassari, e vuoi dimostrare che risulti tra i primi su Google, nella ricerca organica, basta cercare nel seguente modo: “bar Sassari via Roma 325A quello con il neon verde i tavoli fuori e la sala fumatori con la barista bionda”.

Ecco, questo NON vuol dire essere primi sui motori di ricerca.

Essere primi su Google vuol dire che, a seguito della ricerca “bar”,  risultiamo nelle prime posizioni  dei risultati organici.

 

 

Cosa sono i risultati organici?

Nella SERP (Search Engine Result Page) di Google troviamo diversi elementi che possono cambiare a seconda di cosa stiamo cercando, ma soprattutto di come stiamo cercando. Un classico esempio può essere ricercare la parola “hotel”.

I primi risultati che compaiono sono annunci sponsorizzati, di solito i classici annunci pay-per-click che puoi implementare con AdWords. Subito dopo troviamo la mappa della tua città con i riferimenti e i prezzi sugli hotel geolocalizzati (local pack). A seguire si notano tutti i risultati che Google ha indicizzato in maniera naturale, in ordine di importanza, rilevanza e pertinenza.

Essere primi su Google vuol dire essere tra questi primi risultati, chiamati per l’appunto “organici (naturali) della result page.

Questo tipo di risultato si ottiene con un lavoro metodico e costante nel tempo. La consulenza di un SEO Specialist può aiutarti a raggiungere la vetta tramite l’utilizzo di diverse tecniche.

 

 

 

Esiste una ricetta segreta per essere primi su Google?

La risposta è NO!

Non esiste assolutamente una ricetta segreta in mano a pochi eletti per poterti garantire un posto in pole position sui motori di ricerca. Ma soprattutto è impossibile che esista.

Esistono tanti fattori che se utilizzati quotidianamente e con cognizione di causa, fanno guadagnare posizioni di prestigio al tuo sito web ed al relativo page rank.

Purtroppo però non esiste una scienza esatta per 2 principali motivi tra loro interconnessi: l’algoritmo che utilizzano i motori di ricerca e il trend del momento.

Quante persone preparate lavorano per Google, Yahoo, Virgilio, Bing, ecc? Ma soprattutto, quanti programmatori hanno contribuito con le loro conoscenza a modificare, cancellare, integrare l’algoritmo del motore di ricerca?

Possiamo asserire che nessuno ha piena conoscenza del funzionamento degli algoritmi in quanto ci hanno lavorato troppe persone, e continuano a lavorarci ogni giorno, modificando, integrando, cancellando, creando nuovi fattori di posizionamento.

Per quanto riguarda le tecniche conosciute da ogni SEO Specialist che studia il comportamento di Google e gli altri motori, abbiamo un altro problema: il trend SEO del momento. Ciò che funziona in modo ottimale oggi potrebbe funzionare in maniera meno efficace domani, per non dire che nel lungo periodo potrebbe non funzionare affatto. Perché l’algoritmo che governa la Ricerca on line tiene conto di fattori variabili che hanno la finalità di disciplinare le ricerche relative alle parole chiave.

Facciamo subito un esempio per chiarire la situazione. Verso la fine degli anni 90 e primi del 2000 la tecnica più utilizzata era utilizzare più keyword possibili. Vi ricordate i celeberrimi meta-tag?

Dopo una decina d’anni andava di moda l’utilizzo dei “metadati“. Invece adesso….

 

 

Ma quindi cosa devo fare per piacere ai motori di ricerca?

La risposta è semplice: rivolgersi ad un professionista! Il lavoro di un SEO Specialist è proprio quello di ottimizzare il tuo sito web in modo da guadagnare posizioni nella result page puntando ad ottenere il primo risultato organico.

“Content is King!” [cit. Bill Gates]

Attualmente Google premia siti web con contenuti originali , non duplicati, innovativi, costantemente aggiornati, che suscitano interesse, ben collegati, condivisi sui social, con keywords originali, meta tag description, digital PR, e molti altri “ranking factors”.

Al giorno d’oggi, il traguardo più ambito dai web marketer è raggiungere un posizionamento speciale chiamato “featured snippet” (alias “risultato zero”).

In pratica quando un utente effettua una domanda, Google può ricercare la risposta più pertinente da un sito web e riportarne un estratto per poi posizionarlo in un riquadro speciale in cima alla result page, insieme al link alla pagina, titolo e URL. Di seguito un esempio di featured snippet.

 

 

Essere primi su Google garantisce il successo?

Sfatiamo ora il mito del successo immediato derivante dall’essere primi su Google. Definiamo innanzitutto cosa vuol dire, nella maggior parte dei casi, “avere successo”. Spesso è raggiungere un posizionamento di prestigio  e ottenere più click  con la prerogativa di trasformarli in conversioni, in modo da incrementare il nostro business.

L’essere primi su Google ci permette di avere più visibilità in quanto l’utente medio, di solito, non va oltre le prime due-tre pagine. Di conseguenza, avere in posto al sole, garantisce con buona probabilità di avere più visite da internauti interessati ai nostri prodotti/servizi.

Qualche consiglio per l’imprenditore innovatore.

L’utente, una volta atterrato nel tuo sito web, deve vivere un’esperienza piacevole che lo incentivi a ritornare, lo persuada a condividerla, ma soprattutto eseguire l’azione che ci aspettiamo. A seconda dei casi la “call to action” può finalizzarsi nell’iscrizione alla newsletter, o nell’acquisto di un prodotto.

L’imprenditore moderno deve mettere a disposizione dei servizi per il potenziale cliente, come ad esempio dell’assistenza pre e post vendita, dei video tutorial, un servizio di Customer Care.

Inoltre sono di fondamentale importanza i collegamenti diretti ed indiretti alle pagine social, la costante pubblicazione di articoli interessanti e l’immancabile interazione attiva coi fan.

Esistono diversi strumenti di analisi per misurare il successo, ma, in fin dei conti, il risultato migliore si traduce spesso in termini economici.

 

Web Solutions Internet Company lavora nel Web Marketing dal 1999, ha assistito alla nascita, crescita e cambiamento dei principali motori di ricerca. Studiamo ogni giorno il mercato e cerchiamo di prevederne i prossimi trend, soprattutto dal lato SEO. Il nostro obbiettivo è di ottimizzare siti web, aumentarne la visibilità, implementare efficaci campagne sui social ed aiutare l’imprenditore a raggiungere il successo che merita.

Contattaci per un preventivo gratuito, un nostro consulente sarà a tua disposizione per pianificare una strategia online di successo.

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Voucher Digitalizzazione fino a 10.000€ per realizzare il tuo sito e-commerce

Voucher Digitalizzazione fino a 10.000€ per il tuo e-commerce.

 

Che cosa è il Voucher Digitalizzazione?

Il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) mette a disposizione voucher fino a 10.000€ per realizzare il tuo sito e-commerce e digitalizzare la tua impresa.

Nasce per agevolare non solo le PMI (piccole e medie imprese), ma anche micro-imprese e professionisti del lavoro, per l’acquisto di beni e servizi atti a migliorare gli interventi di ammodernamento tecnologico e la digitalizzazione dei processi aziendali.

Ogni impresa richiedente può disporre di un finanziamento fino a 10.000€ nella misura del 50% del totale delle spese ammissibili. In termini più semplici viene realizzato un progetto per la tua azienda che il MISE finanzierà al 50% fino ad un massimo di 10.000€ per ciascuna azienda. Facciamo subito un esempio.

Un progetto di 15.000€ verrà finanziato per 7.500€ dal MISE e i restanti 7.500 dall’azienda.

 

Cosa è possibile acquistare tramite il Voucher Digitalizzazione?

Il voucher permette di acquistare beni e servizi atti alla digitalizzazione della tua impresa, viene specificato soprattutto il servizio di realizzazione e/o ottimizzazione di un sito e-commerce.

 

Qual è la procedura per ottenere i Voucher Digitalizzazione?

Le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni sono state definite dal decreto direttoriale 24 ottobre 2017.

A partire dal 15 gennaio 2018 è possibile compilare la domanda tramite procedura informatica mentre la presentazione avverrà dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018.

 

Per poter accedere alla procedura è necessario:

  • il possesso della Carta Nazionale dei Servizi;
  • la registrazione al Registro delle Imprese;
  • una casella di posta elettronica certificata (PEC);

 

Web Solutions Internet Company realizza, per te, interventi di ammodernamento tecnologico come siti web, software web based e siti e-commerce.

 

Contattaci per un preventivo gratuito, uno dei nostri consulenti sarà lieto di consigliarti il miglior progetto da realizzare tramite l’utilizzo dei Voucher Digitalizzazione.

 

 

 

 

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Sardex - La famiglia di Web Solutions

Web Solutions Internet Company appartiene al circuito Sardex dal 2013.

 

Offre servizi di Web Design, Web Marketing, Grafica Pubblicitaria e tutte le aziende che fanno parte del circuito possono pagare in Sardex!

 

 

Perché abbiamo scelto di far parte della grande famiglia Sardex?

Crediamo profondamente nell’economia del nostro territorio e sappiamo perfettamente che la collaborazione tra le imprese locali sia l’unico modo per poter crescere professionalmente: insieme.

Facciamo parte del circuito dal 2013, grazie ad esso abbiamo migliorato e raggiunto alti livelli di maturità professionale. Abbiamo conosciuto tantissimi imprenditori e lavoratori, abbiamo chiacchierato con loro, abbiamo vissuto con loro e siamo cresciuti insieme.

 

 

Il nostro legame è ora più solido che mai, e questo lo dobbiamo anche a Sardex.

L’appartenenza al territorio, l’essere sardi, il lavorare per i nostri conterranei ci permette di lavorare col sorriso, sereni e soddisfatti di ciò che facciamo e di ciò in cui da sempre crediamo.

 

 

 

L’amore per la propria terra viene sempre ricambiato con benefici senza eguali, e noi, per ricambiare,  proponiamo ai nostri conterranei servizi di alta qualità tra i quali:

  • Web Design
  • Software Web Based
  • Web Marketing
  • Social Media Strategy
  • Hosting e sicurezza informatica
  • Editoria e grafica pubblicitaria
  • Consulenza e formazione

 

Impegnandoci ogni giorno nella pubblicità e nel far crescere il gruppo, non vediamo l’ora di poter conoscere nuovi imprenditori e poter crescere insieme nella fantastica famiglia Sardex!

 

 

 

 

 

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Customer Journey - perchè è importante?

La Customer Journey rappresenta il momento (o meglio, i momenti) in cui il cliente instaura un certo rapporto con l’azienda.

Viene spesso illustrato sotto forma di mappa, in quanto si evince l’itinerario che il cliente percorre nel tempo. Sia online che offline, nei diversi punti di contatto (touchpoint).

 

Come inizia e come finisce il Customer Journey?

Inizia nel momento stesso in cui il cliente sente di aver un particolare bisogno ed intende soddisfarlo attraverso l’acquisto di un determinato un bene/servizio di una determinata azienda. Dopo aver passato diversi step, il viaggio del cliente termina con l’acquisto del prodotto e con la conseguente fidelizzazione.

Quali step delineano il Customer Journey?

Tutto dipende dal tipo di modello, ma preferiamo illustrare il modello a 5 step, universalmente accettato dai marketer.

 

  • Awareness: in italiano “consapevolezza”, consapevolezza del cliente di aver un bisogno e della possibilità di soddisfarlo.
  • Familiarity: il cliente riconosce un determinato prodotto nel mercato, atto alla soddisfazione del suo bisogno.
  • Consideration: il consumatore ricerca informazioni , caratteristiche, recensioni sul prodotto. Il prodotto viene confrontato con altri beni complementari sia a livello di caratteristiche che a livello di prezzo.
  • Purchase: il prodotto scelto viene materialmente acquistato dal cliente “consapevole”.
  • Loyalty: ovvero “fidelizzazione del cliente”. Il cliente testa il prodotto acquistato, rimane soddisfatto (sia dal prodotto in sè, che dalla qualità del post vendita), di conseguenza crea un ancoraggio psicologico positivo nei confronti dell’azienda.

Nonostante sia universalmente accettato, presenta alcune imperfezioni e piano piano verrà sostituito con uno ancora più dinamico. Il cliente viene considerato molto passivo, quando invece diventa, giorno dopo giorno, parte sempre più attiva nel processo d’acquisto. Questo meccanismo è realizzato grazie alla riduzione delle asimmetrie informative, ovvero alla trasparenza delle informazioni tipica dei mercati online.

Trends del customer journey online

Possiamo riconoscere 3 diversi comportamenti del cliente durante il viaggio:

  • R.O.P.O. (research online, purchase offline): semplicemente il cliente cerca informazioni online per poi acquistare successivamente in negozio.
  • Click & Collect: il cliente ricerca informazioni e acquista online, successivamente si reca in negozio per ritirare il prodotto.
  • Try & Buy: il cliente prova il prodotto in negozio (uno strumento musicale, un capo vestiario, uno smartphone, ecc.), dopodiché lo acquista online.

Come l’azienda interagisce col cliente: i touchpoint

Nonostante i modelli siano di grande aiuto per illustrare il concetto teorico, il viaggio del cliente non è così lineare e scontato. L’utente medio può cascare in qualche trappola, perdere interesse, distrarsi e non portare a termine il processo d’acquisto. Per questo motivo l’azienda deve saper riconoscere tutti (o quasi) i punti di contatto col cliente per migliorare la Customer Experience.

In altri termini l’azienda dev’essere in grado di notare quanti più momenti in cui il cliente potrebbe uscire dal funnel d’acquisto, ed è quindi suo compito rimetterlo sulla giusta strada.

Vediamo ora dal punto di vista pratico come su dividono i touchpoint.

  • physical (messaggi provenienti da radio, TV, amici, clienti soddisfatti, passaparola, ecc).
  • digital (banner, messaggi istantanei, blog, siti web, email, campagne AdWords, sponsorizzazioni su FB, ecc.).

Possono inoltre essere managed (creati e gestiti dall’azienda) o unmanaged (realizzate da soggetti esterni e disinteressati).

Le aziende, quindi, hanno a disposizione uno strumento molto potente per studiare le proprie strategie di marketing.

la Customer Journey Map

Può essere realizzata in diversi formati e racconta a noi azienda la storia dei nostri clienti: abitudini d’acquisto, background, bisogni, richieste, sentimenti che provano durante il processo d’acquisto.

Ma soprattutto, come cercano i prodotti, da quali device, su quali social network, quante volte entrano sul nostro sito, tempo di navigazione, quanti minuti sostano su un’unica pagina, ecc ecc.

L’utilità di creare una mappa consiste nell’immedesimarsi totalmente nel cliente, riconoscere e prevedere le prossime tappe del viaggio a seconda del tipo di persona.

Il concetto di Personas, come tutti gli altri concetti che ruotano intorno alla Customer Journey, hanno necessità di un articolo a parte per poterne delineare tutte le caratteristiche con la giusta cognizione di causa.

In questa sede possiamo asserire che chi riesce a riconoscere ed identificare le Personas ha in mano uno strumento davvero potentissimo, e soprattutto sa bene come utilizzarlo.

Nel marketing, in generale, è necessario fare un’accurata segmentazione del mercato. L’identificazione delle Personas produce, di conseguenza, una personificazione della segmentazione del mercato, ovvero si prendono i classici due piccioni con una fava. Da un lato vengono creati diversi tipi di pubblico ai quali associare campagne di marketing studiate ad hoc, dall’altro possiamo trarre informazioni importanti al fine di accedere ed espanderci a nuovi mercati che non avevamo preso in considerazione.

 

Per approfondire questi argomenti, delineare una Customer Journey Map e creare una strategia di marketing efficiente, siamo a tua disposizione.

Contattaci, il preventivo è gratis!

 

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