Storytelling


Storytelling, qual è la tua storia aziendale e perché raccontarla?

Lo storytelling  “racconta” la tua azienda

Ognuno di noi  ha storia una da raccontare; e quando parliamo di un’azienda, il racconto può diventare di fondamentale importanza per comunicare i propri valori e la storia del brand ai nostri (potenziali) clienti.

Lo  storytelling aziendale è  la capacità di narrare i valori di un’azienda attraverso il racconto, con immagini o video, in modo tale da coinvolgere emotivamente i nostri interlocutori che ci ascoltano o guardano. L’obiettivo è quello di comunicare  la credibilità del brand e condividerlo con la propria audience di riferimento.

Una tecnica narrativa per le aziende e il  brand

Il racconto ha da sempre un valore nell’arco della nostra vita: nella quotidianità, nel lavoro,  nelle nostre relazione interpersonali e anche quando banalmente raccontiamo gli avvenimenti della  giornata.
Spesso  le narrazioni più coinvolgenti ed emotivamente rilevanti sono quasi sempre riconducibili ad antichi miti per definizione “lontano e irraggiungibile”. In questa tecnica di didattica narrativa, l’eroe mitico, rappresentato dal protagonista, compie nel racconto un percorso che lo conduce alla fine della storia a conquistare nuove consapevolezze.

La struttura del viaggio e i passi da compiere per raggiungere la sua meta sono racchiusi in un unico grande ciclo che lo sceneggiatore Christopher Vogler chiama Il viaggio dell’eroe.

“Il viaggio dell’eroe” è la metafora dello storytelling

Vogler è uno sceneggiatore di Hollywood che ha ripreso e rivisitato L’eroe dai mille volti  del saggista americano Joseph Campbell, ed è rimasto influenzato dai suoi studi approfondendo la struttura del mito a uso di scrittori di narrativa e cinema e sviluppa lo schema del viaggio dell’eroe.

Questo processo è diventato la matrice dei racconti non solo per il cinema e per la televisione, ma anche quando oggi si parla di storytelling aziendale nel Web.

“Il viaggio dell’eroe è utilizzato sopratutto come schema narrativo, con la scansione di tappe che creano l’intrigo e danno un ritmo avvincente alla storia.”

Le storie che raccontiamo hanno sempre un principio, un protagonista, un obiettivo da raggiungere e perseguire, un nemico, una ricompensa e una fine.

Più la narrazione sarà coinvolgente, più avremo probabilità di cogliere le emozioni del nostro interlocutore e fare in modo che anche lui narri la nostra storia.

Pensando a questo concetto e applicandolo  a un’azienda o al  brand e ricordando i più celebri spot televisivi degli Anni Ottanta e Novanta, ci si  rende conto che un potenziale cliente dei nostri prodotti o servizi, deve essere coinvolto emotivamente.

La struttura del racconto

Come si utilizza questo schema per rendere più coinvolgente una storia, un racconto o anche semplicemente un articolo di un blog?

Lo schema può essere semplificato mantenendo i suoi punti cardinali: la preparazione al viaggio, la prova, la risoluzione magica, il ritorno a casa. La partenza è la decisione di intraprendere uno studio che si sa difficile e impegnativo. Il percorso è irto di ostacoli spesso insormontabili (interni, cioè propri dello studio, e ambientali), che scoraggiano chi cerca. Nel momento più difficile, un aiuto esterno arriva al narratore: è la voce di un saggio, un amico o una illuminazione “soprannaturale” che offre la chiave di volta al problema. L’illuminazione apre una nuova fase di risoluzione: è necessario però superare alcune piccole prove (di solito burocratiche) per arrivare vittoriosi al finale.

 

Social media e storytelling perché sono lo strumento giusto

Ormai lo sappiamo: lo storytelling è il cuore della comunicazione sui social network
per comunicare il valore della nostra azienda, probabilmente la combinazione social media-storytelling risulta essere una delle più vincenti. Perché?
Perché sui social è possibile creare delle vere e proprie conversazioni con i propri clienti, sfruttando diverse piattaforme. Facebook, Instagram, Snapchat, Twitter: tutti i social ci danno l’opportunità di raccontare chi siamo. Si pensi a Instagram e alle sue Stories: ogni giorno 200 milioni di utenti attivi condividono una storia con i loro contatti. Per le imprese grazie a questi mezzi è possibile mostrare la storia del propri brand, quello che fanno tutti i giorni, in modo tale da condividere la propria quotidianità, i propri valori, facendo così sentire gli utenti parte di essi.
Il content marketing è diventato fondamentale. D’altronde vale sempre la regola in saecula saeculorum:  “Content is King”.

 

Share Button

CITY&CITY, IN USCITA IL NUOVO NUMERO!

**CITY&CITY SASSARI E NORD SARDEGNA**

MARCO “BAZ” BAZZONI
«GIURO DI DIRELA VERITÀ, TUTTA LA VERITÀ»

Share Button

CITY&CITY, IN USCITA IL NUOVO NUMERO!

CATERINA MURINO
«OUI, JE SUIS SARDE!»

**CITY&CITY SASSARI E NORD SARDEGNA**

Caterina Murino si racconta al nostro Magazine.
L’amore incondizionato per la sua Sardegna, Parigi e la carriera cinematografica e teatrale.

Foto di copertina: Alida Vanni

In uscita a fine aprile
CERCALO OVUNQUE IN SARDEGNA!
www.cityandcity.it

City&City, la tua Regione in un magazine

#CaterinaMurino #CasinoRoyale #ZeroZeroSette
#CityMagazine #Rivista #Magazine #Sassari#Sardegna #Cagliari #Nuoro #Oristano#Mamojada #Mamuthones #Barbagia #Sardex#Milano #Roma #Regione #CityMag #Cuore#Carnevale #Tradizione #Paris #Candelieri#CandelieriSassari #TradizioneSarda #France#Francia
#Sardolicesimo

Share Button

Decodifica gli algoritmi dei principali Social Network!

Decodifica gli algoritmi dei principali Social Network!

Viviamo in un mondo in cui la ricerca di dati e informazioni è di fondamentale importanza per il modo in cui viviamo le nostre vite quotidiane. Quando cerchi online, scorri i tuoi feed social o ricevi consigli sulle canzoni da Spotify, sei guidato da un algoritmo che comprende le tue abitudini di consumo forse più di te.

Gli algoritmi stanno diventando centrali in tutto ciò che fai. Spesso frainteso e occasionalmente impreciso, ma sempre attivo e sempre in apprendimento.

Il “come” la maggior parte della società accede a notizie e informazioni può essere attribuito direttamente agli algoritmi.

Indipendentemente dalla ricerca su Google o dallo scorrimento di Facebook, le informazioni presentate derivano da un’equazione matematica basata su due fattori:

  1. Qualità algoritmica: lo standard di qualità del contenuto disponibile.
  2. La tua storia pregressa: le azioni e le reazioni che hai intrapreso in blocchi di contenuti specifici nel passato.

Ciò significa che, in base alla progettazione o alla scelta personale, gli algoritmi dei social media ci hanno permesso di creare filtri per vedere i contenuti che vogliamo e rimuovere tutto ciò che non desideriamo.

Questi filtri funzionano perfettamente la maggior parte del tempo. Forniscono rilevanza in un mare di informazioni illimitate e impediscono che i nostri flussi di notizie e scadenze si intasino con contenuti indesiderati. È nelle situazioni che richiedono la comprensione di opinioni e fatti diversi che gli algoritmi dei social media possono causare problemi.

Questi filtri diventano bolle che ci impediscono di vedere contenuti che forse non vogliamo vedere, ma che forse è necessario. Nella migliore delle ipotesi rallentano il processo di comprensione di diverse prospettive e punti di vista, e nel peggiore dei casi causano un conflitto maggiore tra le parti opposte.

Nessuna delle società di social networking rende disponibili al pubblico le loro equazioni algoritmiche.

I social network forniscono, a volte, informazioni sul funzionamento interno dei loro algoritmi e possiamo formulare ipotesi basate su annunci e test aziendali, ma nessuno ha la ricetta completa.

Ciò che viene presentato qui si basa su una combinazione di informazioni divulgate pubblicamente dai social network, ricerche di terze parti, alcune ipotesi di base e un po ‘di buon senso. In secondo luogo, i diagrammi presentati non sono rappresentazioni visive degli algoritmi. Quello sarebbe impossibile. Si tratta più di un processo e di una lista di controllo che è possibile seguire per garantire che i contenuti e i messaggi abbiano la migliore opportunità di ricevere il massimo impatto.

I diagrammi seguenti servono più per risolvere problemi decisionali.

Perché abbiamo bisogno di capire gli algoritmi dei social media?

Una mancanza di comprensione di come funzionano gli algoritmi dei social media è come guidare al buio senza i fari accesi. È possibile e potresti arrivare a destinazione ma è un rischio inutile.

In poche parole, è necessario capirli per i seguenti motivi:

  1. Impatto: per garantire che i tuoi contenuti generino il maggiore impatto possibile
  2. ROI: per garantire che il tempo e gli sforzi dedicati alla pubblicazione su queste piattaforme abbiano il massimo ritorno
  3. Reputazione Online: diventare una fonte affidabile di informazioni a lungo termine per gli algoritmi
  4. Impatto sociale più ampio: i comunicatori devono essere in grado di “combattere il fuoco con il fuoco” per impedire la diffusione di informazioni false online.

Questa guida sugli algoritmi dei social media include i cinque principali social network:

  1. Facebook,
  2. LinkedIn,
  3. Twitter,
  4. Youtube,
  5. Instagram.

Iniziamo con il colosso dei social network e l’algoritmo di cui tutti parlano.

L’algoritmo di Facebook

Precedentemente noto come EdgeRank, il famoso algoritmo di Facebook, ha avuto la sua buona dose di critiche negative negli ultimi anni. Soprattutto per:

  1. Calo della copertura organica
  2. Facilitazione di notizie false e clickbait
  3. Soppressione del contenuto di notizie veritiere

L’accumulo di stampa negativa, più il feedback degli utenti, è il motivo per cui l’azienda ha fatto di recente passi rapidi per sradicare i tipi di contenuto che rendono le persone pazze, arrabbiate o tristi.

In effetti, il recente annuncio di Mark Zuckerberg che illustra come intende aiutare le persone ad avere “interazioni sociali significative” tra di loro, unitamente ad un’ulteriore riduzione della copertura organica, ha un pò preoccupato il business delle comunicazioni.

Ci si chiede se sponsorizzare su Facebook ne valga davvero la pena in questi giorni.

La risposta breve è “probabilmente”, ma richiede un contenuto di qualità superiore e un cambio di approccio. Si tratta di costruire una comunità e non un pubblico.

Cosa sappiamo dell’algoritmo di Facebook?

  1. Darà la priorità ai contenuti che stimolano una conversazione tra amici e famiglia
  2. Darà la priorità ai video live perché riceve più interazioni
  3. Un post viene offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare l’engagement iniziale
  4. L’engagement è basato su un sistema a punteggio
  5. I post con commenti di lunga durata avranno un peso superiore
  6. I contenuti “naturali” (come ad esempio le foto delle tue ultime vacanze) hanno la precedenza rispetto ai contenuti con link ad altri siti
  7. Clickbaiting ed il chiedere alle persone di “mettere like, commentare o condividere” i tuoi contenuti, riceverà una penalizzazione.

 

L’algoritmo di LinkedIn

Mentre l’algoritmo di LinkedIn non è stato oggetto di tante controversie come Facebook, ha certamente avuto qualche singhiozzo lungo la strada.

A settembre 2016, LinkedIn è stato accusato di favorire gli uomini alle donne nei risultati di ricerca di candidati. Qualche mese prima, alcuni utenti di LinkedIn si divertivano a cercare e disturbare persone che hanno nomi a doppio senso. Un pò come Bart Simpson. LinkedIn è forse stato uno dei social network più trasparenti riguardo al funzionamento del suo algoritmo. Nel marzo dello scorso anno, il team di dati ha pubblicato un post sul blog intitolato “Strategies for Keeping the LinkedIn Feed Relevant” che includeva un diagramma dell’algoritmo su come combatte lo spam. In questo post viene confermato che LinkedIn utilizza l’intervento umano e il suo algoritmo per determinare la qualità del contenuto. Se un post inizia a ricevere molto engagement, “le persone reali su LinkedIn” lo analizzeranno e decideranno se è abbastanza buono da essere visto da un pubblico più ampio sulla piattaforma.

Consiglio dell’esperto: mantieni la tua rete di LinkedIn coerente con i tipi di contenuti che condividi. Avrà una maggiore possibilità di diffondersi se la maggior parte dei tuoi contatti si trova nello stesso settore e valuta lo stesso tipo di contenuto.

Cosa sappiamo dell’algoritmo di LinkedIn? (con ringraziamenti a Green Umbrella)

  1. I contenuti “naturali” hanno la precedenza sui collegamenti ad altri siti
  2. Mi piace, i commenti e le azioni hanno probabilmente pesi diversi
  3. Un post viene offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare il livello di engagement iniziale
  4. Frasi di un solo paragrafo e sulla vita personale (attualmente) fungono da meccanismo virale
  5. I contenuti con alto coinvolgimento saranno analizzati dallo staff di LinkedIn e potenzialmente aperti a un pubblico più ampio (sebbene l’analisi umana possa essere soggettiva)

 

L’algoritmo di Twitter

L’algoritmo di Twitter, o “Algorithmic Timeline”, è stato introdotto nel 2016. Prima di questo, quando hai effettuato l’accesso a Twitter, la tua cronologia era in ordine cronologico inverso con gli ultimi tweet delle persone che segui nella parte superiore della pagina. L’intenzione dell’algoritmo di Twitter è quella di rendere la timeline più coerente, in modo che gli utenti possano ricevere tweet delle persone che seguono maggiormente, che altrimenti perderebbero.

Cosa sappiamo dell’algoritmo di Twitter?

  1. È probabile che i contenuti naturali abbiano la precedenza rispetto ai contenuti con link ad altri siti
  2. I “tweet” delle persone con cui ti relazioni maggiormente verranno mostrati per primi
  3. Un tweet è offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare l’engagement iniziale
  4. I “mi piace, le risposte e i retweet” hanno probabilmente un punteggio diverso
  5. Il tempo trascorso a leggere i tweet di qualcuno avrà un impatto sul contenuto che vedi anche se non ti relazioni.

L’algoritmo di YouTube

L’algoritmo di YouTube è stato sviluppato per quelli che contribuiscono maggiormente al sito. Ciò si riflette in alcuni dei fattori di ranking che si basano sulla coerenza di pubblicazione e sul numero di iscritti di un utente.

A meno che tu non sia famoso, superbamente talentuoso in qualche modo o abbia un punto di vista completamente diverso rispetto alla creazione di video di chiunque altro, la creazione di un pubblico consistente su YouTube partirà da zero.

Perché?

Perché la qualità del contenuto è eccezionalmente alta e ogni argomento immaginabile è già stato trattato. Oltre a ciò, richiede una condivisione di circa 2/3 volte a settimana per ottenere la giusta trazione algoritmica.

Ecco perché YouTube SEO è un settore in crescita e molti esperti SEO “tradizionali” come Brian Dean stanno iniziando a concentrarsi e affinare le proprie competenze sulla piattaforma.

Cosa sappiamo sull’algoritmo di YouTube? (Si ringrazia Derral Eves e Matt Gielen)

  1. Il tempo di visualizzazione totale e la fidelizzazione del pubblico sono fattori di ranking importantissimi
  2. La frequenza di caricamento è un importante fattore di ranking
  3. Un video recentemente caricato viene offerto a una piccola percentuale di utenti per misurare il coinvolgimento iniziale
  4. Più iscritti hai, più l’algoritmo posiziona meglio i tuoi video
  5. I video di durata compresa tra 7 e 16 minuti ricevono la migliore fidelizzazione, la maggior parte del coinvolgimento e il miglior rapporto tra visualizzatori e iscrizioni
  6. L’algoritmo di YouTube è basato su un’intelligenza artificiale. Impara, capisce e si espande

 

 

L’algoritmo di Instagram

Instagram ha annunciato a metà 2016 che il suo algoritmo offre agli utenti il ​​tipo di contenuto con cui si relazionano maggiormente. Di conseguenza, se le persone che segui di più pubblicano un’immagine il giorno prima, potrai comunque vedere le immagini nella parte superiore della timeline al prossimo accesso.

Prima di questo algoritmo, un post aveva una vita media di 72 minuti. Ora, invece, può coinvolgere persino alcuni giorni dopo che è stato pubblicato.

L’engagement è il fattore chiave per l’algoritmo di Instagram. Più like, commenti, mi piace, post salvati, risposte a Direct Messages ricevuti da un post, maggiore sarà la ponderazione dell’algoritmo.

Cosa sappiamo sull’algoritmo di Instagram?

  1. Pubblicare regolarmente ti aiuterà a creare un maggior numero di timeline degli utenti
  2. Una comunità affermata e impegnata migliorerà la credibilità di ogni post
  3. Interagisci con i contenuti di altre persone (tramite “Mi piace e commenti”)
  4. Più gli utenti trascorrono tempo sul post, più il post guadagna credibilità algoritmica

 

 

Decodificare gli algoritmi dei social media richiede uno sforzo collettivo

I social network eseguono continuamente gli A/B test e modificano i loro algoritmi per adattarsi a nuove funzionalità, flussi di entrate e fornire più valore agli utenti.

Il recente cambiamento dell’algoritmo di Facebook serve a incoraggiare più “interazioni significative” tra amici e familiari. Secondo Facebook, sta facendo questi cambiamenti perché gli studi dimostrano che le persone si sentano meno felici dopo aver visto passivamente la loro cronologia.

Anche se, secondo il nostro modesto parere, il fine ultimo è quello di far aumentare alle aziende il budget destinato alle sponsorizzazioni. Abbiamo trattato questo argomento nel seguente articolo.

Anche se non capiremo mai completamente il funzionamento interno di ciascun social media, possiamo comunque decodificarne gli algoritmi pezzo per pezzo, attraverso le nostre esperienze e condividendo gli insegnamenti l’uno con l’altro.

Usando informazioni, ipotesi di base, un pò di buonsenso, test continui e condivisione di dati, questi blocchi mistici di equazioni matematiche possono essere spezzati.

Proprio come l’industria SEO è nata dal desiderio collettivo di rompere gli algoritmi dei motori di ricerca, anche noi possiamo lavorare insieme per dare un senso alle loro potenti controparti dei social media che stanno modellando la società e la cultura.

Ciò significa testare continuamente i contenuti per scoprire cosa funziona, cosa no e, in entrambi i casi, il perché.

Questo richiede velocità e agilità, trattandosi ovviamente di comunicazioni sui social media.

Richiede inoltre una condivisione collettiva di conoscenza ed esperienza.

E forse richiede una condivisione collettiva del peso per fare pressione sulle società di social networking per fornire maggiori informazioni sul funzionamento interno di questi misteriosi algoritmi che stanno avendo una maggiore influenza su come viviamo tutti.

Fonte Ste Davies

Share Button

Il professore del Ghana insegna informatica con lavagna e gessetti.

Il professore del Ghana insegna informatica con lavagna e gessetti.

“Insegnare l’uso del pc in Ghana è molto divertente”, ha scritto Owura Kwadwo in un post pubblicato sul Facebook. Sulla lavagna compare l’interfaccia grafica di Microsoft Word, accuratamente disegnata con gessetti colorati.

In quel momento, non poteva sapere che quelle immagini sarebbero state condivise in tutto il mondo, fino a raggiungere persino la Microsoft.

“Non era la prima volta che disegnavo sulla lavagna. Non immaginavo potesse attirare tutta questa attenzione”, prosegue Owura.

Per l’insegnante del Ghana non c’è nulla di straordinario nel suo gesto, gli utenti dei social, invece, non la pensano allo stesso modo.
Il post è stato condiviso migliaia di volte sui social, elogiando l’amore del professore per i suoi studenti.
Purtroppo la situazione economica di alcuni Paesi è nota a tutti, soprattutto in quella scuola del Ghana, sprovvista di PC.
Nonostante la mancanza degli strumenti adatti, i ragazzi ghanesi devono passare un test di informatica per poter accedere alle scuole superiori. E ci sono insegnanti come Owura Kwadwo (pseudonimo di Richard Appiah Akoto) che non si arrendono.

 “Amo i miei studenti, l’ho fatto affinché possano capire cosa sto insegnando”.

 Grazie al passaparola del web hanno permesso a Microsoft di venire a conoscenza della sua storia.
Il noto colosso dell’informatica crede fermamente nella trasformazione digitale, soprattuto nell’insegnamento. Con un tweet ha fatto sapere di esser pronta a supportare l’attività dell’insegnante, fornendo attrezzature più adeguate.

 

Share Button

Modifica dell'algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Modifica dell’algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Un falso allarme

In questi giorni, la notizia del cambiamento radicale dell’algoritmo di Facebook sta destando molto scalpore, preoccupando quindi aziende, investitori e Marketer.

In realtà la situazione è meno preoccupante di quanto sembri e soprattutto ha diversi risvolti positivi.

Gli utenti più preoccupati son quelli che di carattere sono poco propensi al cambiamento, categoria destinata a scomparire a breve, come una sorta di selezione naturale Darwiniana.

Quindi evitiamo di entrare in panico per colpa di un mucchio di allarmisti e lavativi che non accettano il cambiamento, anche se positivo.

Per prima cosa ricordiamo che Facebook cambia costantemente e migliora gli algoritmi di ricerca in maniera talmente graduale che spesso neanche ce ne accorgiamo.

Seconda cosa, per chi sa lavorare bene non cambia assolutamente niente, i professionisti del settore e aziende smart possono dormire sonni tranquilli.

 

 

Quindi, in sostanza, chi viene penalizzato?

Soffriranno del cambiamento tutte le aziende “semi social” che credono di poter raggiungere enormi risultati solo in organico e senza l’aiuto di un valido professionista.

Inoltre scompariranno tutti i falsi profeti, chi si spaccia per Social Media Marketer solo perchè sa usare discretamente Facebook, ma soprattutto l’infinita piaga del “mioccuggino”.

Mioccuggino è quello che sa fare tutto, in poco tempo e che non chiede soldi. Impiega un paio d’ore per fare il tuo sito web, 2 minuti per la grafica della locandina e 20 secondi per avviare una campagna social integrata. Poi ha tanti amici, non ha bisogno di creare inserzioni e sponsorizzazioni.

Ricordiamo che gli strumenti digitali son facili da utilizzare solo se presi singolarmente. Il difficile è coniare una strategia di marketing sia tradizionale che digitale, nella quale tutte le risorse sono coadiuvate nella maniera più performante per trarre il massimo utile.

 

 

Cosa possono fare i professionisti?

I professionisti continuano per la loro strada, ovvero continuano a fare i professionisti. Studiano, si aggiornano, sperimentano, analizzano i risultati e coniano una nuova strategia di Digital Marketing.

Le regole son molto semplici, la sezione delle news di Facebook prediligerà contenuti con molte interazioni. Si stima la presenza di un 80% di post dei nostri amici ed un 20% di post organici di pagine aziendali e/o testate giornalistiche.

In sostanza torniamo sempre allo stesso discorso del 1996 di Bill Gates: “Content is King!”

Creare contenuti di qualità permette di avere credibilità, interazioni e di conseguenza priorità. Soprattutto verranno penalizzate tutte le pubblicità invadenti e le fake news di cui siamo, ahimè, fin troppo sommersi.

 

 

Cosa possono fare le aziende?

L’imprenditore moderno va necessariamente guidato da un professionista del settore: Digital Marketer, Social Media Strategist, Web Marketing Manager, ecc.

Inoltre una parte dei ricavi va immancabilmente destinata alla pubblicità sia tradizionale che digitale.

Le aziende hanno sostanzialmente due alternative: assumere un esperto del settore o esternalizzare l’ufficio marketing a Web Agency competenti.

 

 

Web Solutions Internet Company lavora nel Web Marketing dal 1999, ha assistito alla nascita, crescita e cambiamento delle principali piattaforme di Social Network. Studiamo ogni giorno il mercato e cerchiamo di prevederne i prossimi trend social. Il nostro obbiettivo è di ottimizzare siti web, aumentarne la visibilità, implementare efficaci campagne sui social ed aiutare l’imprenditore a raggiungere il successo che merita.

Contattaci per un preventivo gratuito, un nostro consulente sarà a tua disposizione per pianificare una strategia online di successo.

 

Share Button

ECOSIA: L’ECO METAMOTORE DI RICERCA CHE AIUTA LA NATURA

Fare business e nel frattempo aiutare il pianeta

Ecosia è un metamotore di ricerca online. E fin qui, ok. È come tutti gli altri motori di ricerca. Con una particolarità in più, però: Ecosia pianta un albero per ogni ricerca che fate su internet.

L’associazione, fondata a Berlino nel 2009, aveva l’idea di base di creare uno strumento facile per combattere il cambiamento climatico.

Non è il primo caso di un motore di ricerca creato per cercare di salvaguardare il pianeta dai cambiamenti climatici. Qualche anno fa, ad esempio, nacque “Nero Google”: si tratta di una versione black di Google, che forniva il conosciutissimo motore di ricerca con uno sfondo nero, con il motto “Spegnete la luce”. In quel modo si sarebbero evitati inutili sprechi di energia elettrica, in quanto uno schermo nero consuma decisamente meno di uno schermo bianco.

Come funziona?

Ecosia dichiara di finanziare i nuovi alberi destinandogli l’’80% dei profitti derivanti dai click sui contenuti sponsorizzati, che sono mostrati in alto nella barra di ricerca di Bing. Ma anche se non si clicca sui link o si usano estensioni come Ad Blocker si contribuisce al movimento, aumentando il numero di utenti e la rilevanza di Ecosia per gli sponsor. Ecosia usa praticamente la stessa strategia di pubblicità online ideata a suo tempo da Google e che ha fatto la fortuna della società americana. Ad oggi, infatti, conta circa 3 milioni di dollari donati per 6 milioni di arbusti interrati. E non si fermano qui: perseguendo l’obiettivo che lo staff si è preposto, vuole “raggiungere il miliardo entro il 2020”.

Basta solo scaricare l’estensione per il browser e usarla ogni volta che si fa una ricerca su internet. Al momento sono tre i progetti attivi che prevedono il rimboschimento di altrettante zone: In Burkina Faso per contenere l’avanzata del deserto, in Perù nella regione di San Martin che negli ani 80 ha subito una delle deforestazioni più pesanti mai fatte dall’uomo e in Madagascar dove la posa di mangrovie dovrebbe favorire la fauna locale e ripopolare determinate zone che un tempo detenevano il record mondiale per la biodiversità.

Collaborazione con grandi nomi…

Ecosia è stato fondato in Germania dal suo ideatore Christian Kroll in associazione con Bing, Yahoo e WWF. Non è un ente nonprofit, ma un social business, ovvero gestito da una vera e propria società, la quale, tuttavia, non ha come unico scopo quello di aumentare i suoi profitti, ma bensì anche quello di contribuire il più possibile alla protezione dell’ambiente attraverso le foreste pluviali del mondo e la diffusione di tale sensibilità. Attualmente dà lavoro a un team che varia dalle 7 alle 13 persone e che garantisce che l’80% dei propri introiti siano destinati al WWF.

I grandi nomi come partner farebbero star tranquillo anche il più malfidato dei navigatori web, ma non per questo è così scontato che tutti inizieremo a usare questo motore di ricerca che necessita ancora di parecchi test e miglioramenti per poter competere con i principali player.

Share Button

Customer Journey - perchè è importante?

La Customer Journey rappresenta il momento (o meglio, i momenti) in cui il cliente instaura un certo rapporto con l’azienda.

Viene spesso illustrato sotto forma di mappa, in quanto si evince l’itinerario che il cliente percorre nel tempo. Sia online che offline, nei diversi punti di contatto (touchpoint).

 

Come inizia e come finisce il Customer Journey?

Inizia nel momento stesso in cui il cliente sente di aver un particolare bisogno ed intende soddisfarlo attraverso l’acquisto di un determinato un bene/servizio di una determinata azienda. Dopo aver passato diversi step, il viaggio del cliente termina con l’acquisto del prodotto e con la conseguente fidelizzazione.

Quali step delineano il Customer Journey?

Tutto dipende dal tipo di modello, ma preferiamo illustrare il modello a 5 step, universalmente accettato dai marketer.

 

  • Awareness: in italiano “consapevolezza”, consapevolezza del cliente di aver un bisogno e della possibilità di soddisfarlo.
  • Familiarity: il cliente riconosce un determinato prodotto nel mercato, atto alla soddisfazione del suo bisogno.
  • Consideration: il consumatore ricerca informazioni , caratteristiche, recensioni sul prodotto. Il prodotto viene confrontato con altri beni complementari sia a livello di caratteristiche che a livello di prezzo.
  • Purchase: il prodotto scelto viene materialmente acquistato dal cliente “consapevole”.
  • Loyalty: ovvero “fidelizzazione del cliente”. Il cliente testa il prodotto acquistato, rimane soddisfatto (sia dal prodotto in sè, che dalla qualità del post vendita), di conseguenza crea un ancoraggio psicologico positivo nei confronti dell’azienda.

Nonostante sia universalmente accettato, presenta alcune imperfezioni e piano piano verrà sostituito con uno ancora più dinamico. Il cliente viene considerato molto passivo, quando invece diventa, giorno dopo giorno, parte sempre più attiva nel processo d’acquisto. Questo meccanismo è realizzato grazie alla riduzione delle asimmetrie informative, ovvero alla trasparenza delle informazioni tipica dei mercati online.

Trends del customer journey online

Possiamo riconoscere 3 diversi comportamenti del cliente durante il viaggio:

  • R.O.P.O. (research online, purchase offline): semplicemente il cliente cerca informazioni online per poi acquistare successivamente in negozio.
  • Click & Collect: il cliente ricerca informazioni e acquista online, successivamente si reca in negozio per ritirare il prodotto.
  • Try & Buy: il cliente prova il prodotto in negozio (uno strumento musicale, un capo vestiario, uno smartphone, ecc.), dopodiché lo acquista online.

Come l’azienda interagisce col cliente: i touchpoint

Nonostante i modelli siano di grande aiuto per illustrare il concetto teorico, il viaggio del cliente non è così lineare e scontato. L’utente medio può cascare in qualche trappola, perdere interesse, distrarsi e non portare a termine il processo d’acquisto. Per questo motivo l’azienda deve saper riconoscere tutti (o quasi) i punti di contatto col cliente per migliorare la Customer Experience.

In altri termini l’azienda dev’essere in grado di notare quanti più momenti in cui il cliente potrebbe uscire dal funnel d’acquisto, ed è quindi suo compito rimetterlo sulla giusta strada.

Vediamo ora dal punto di vista pratico come su dividono i touchpoint.

  • physical (messaggi provenienti da radio, TV, amici, clienti soddisfatti, passaparola, ecc).
  • digital (banner, messaggi istantanei, blog, siti web, email, campagne AdWords, sponsorizzazioni su FB, ecc.).

Possono inoltre essere managed (creati e gestiti dall’azienda) o unmanaged (realizzate da soggetti esterni e disinteressati).

Le aziende, quindi, hanno a disposizione uno strumento molto potente per studiare le proprie strategie di marketing.

la Customer Journey Map

Può essere realizzata in diversi formati e racconta a noi azienda la storia dei nostri clienti: abitudini d’acquisto, background, bisogni, richieste, sentimenti che provano durante il processo d’acquisto.

Ma soprattutto, come cercano i prodotti, da quali device, su quali social network, quante volte entrano sul nostro sito, tempo di navigazione, quanti minuti sostano su un’unica pagina, ecc ecc.

L’utilità di creare una mappa consiste nell’immedesimarsi totalmente nel cliente, riconoscere e prevedere le prossime tappe del viaggio a seconda del tipo di persona.

Il concetto di Personas, come tutti gli altri concetti che ruotano intorno alla Customer Journey, hanno necessità di un articolo a parte per poterne delineare tutte le caratteristiche con la giusta cognizione di causa.

In questa sede possiamo asserire che chi riesce a riconoscere ed identificare le Personas ha in mano uno strumento davvero potentissimo, e soprattutto sa bene come utilizzarlo.

Nel marketing, in generale, è necessario fare un’accurata segmentazione del mercato. L’identificazione delle Personas produce, di conseguenza, una personificazione della segmentazione del mercato, ovvero si prendono i classici due piccioni con una fava. Da un lato vengono creati diversi tipi di pubblico ai quali associare campagne di marketing studiate ad hoc, dall’altro possiamo trarre informazioni importanti al fine di accedere ed espanderci a nuovi mercati che non avevamo preso in considerazione.

 

Per approfondire questi argomenti, delineare una Customer Journey Map e creare una strategia di marketing efficiente, siamo a tua disposizione.

Contattaci, il preventivo è gratis!

 

Share Button

Angelo Maggi & Web Solutions - L'avventura ha inizio!

Angelo Maggi & Web Solutions – L’avventura ha inizio!

Ogni artista, musicista, attore dedica migliaia di ore nel praticare la sua più profonda nell’intero arco della sua vita.

Spesso questa passione si dissolve come cenere oppure viene deviata da influenze esterne, di conseguenza l’artista è costretto a smettere o, ancor peggio, a scendere sempre più a compromessi per poter vivere da ciò che ama.

Ma esistono degli uomini che ci hanno creduto talmente fino in fondo che son riusciti a trasformare la loro passione in una professione. Ed è proprio per questo motivo che ci sentiamo onorati di poter lavorare con uno di questi uomini fantastici che si sono abbandonati totalmente alla passione, rinunciando a incarichi professionali importanti per poter raggiungere le forme d’arte più elevate.

Angelo Maggi, pittore e scultore di fama internazionale.

Diplomato all’lstituto d’Arte di Sassari, i suoi interessi vertono sull’antiquariato, la scenografia e la pittura.

La sua particolare attività pittorica gli ha permesso di guadagnare una solida fama anche negli States.

Mentre nella sua città natìa, Sassari, viene installata una delle sue opere più evocative all’interno di una famosa fontana del centro.

Siamo quindi lieti di annunciarvi che Web Solutions Internet Company si occuperà di curare la comunicazione web e la corporate identity del Maestro Angelo Maggi, col fine di condividere le sue magnifiche opere anche nel mondo digitale.

Il nostro supporto si concentrerà prevalentemente sulla comunicazione online ed in particolare sui social network. Sarà nostro compito fornire qualche buona strategia di marketing da applicare da subito nel suo business, enfatizzando la purezza e l’originalità delle sue opere.

 

.

 

 

Share Button