Social media marketing


BUFALE E FAKE NEWS: COME DIFENDERSI...

… ED EVITARNE IL PROPAGARSI

Ogni giorno abbiamo a che fare con almeno un Fake, o una Fake-news.

Fisicamente: in spiaggia, per strada. Basti pensare alle cinture, alle borse, alle sciarpe che compriamo. Quello che li contraddistingue è una cosa sola, in sostanza: l’etichetta. Sono chiaramente dei falsi, ma comprando, siamo consapevoli che quello che stiamo prendendo con noi non è un prodotto originale; ma stiamo risparmiando, e molti soldi anche.

Mentalmente: Internet è il campo fiorente delle Fake-News. Perché il campo fiorente? Il 70% degli italiani usa il potente strumento internet per informarsi.

Perché vengono create

I siti guadagnano con la pubblicità: ogni banner che vediamo apporta al proprietario del sito guadagno, e lo stesso avviene quando clicchiamo. Quindi se veniamo attirati dal titolo di una notizia e ci clicchiamo sopra, automaticamente stiamo portando guadagno a quel sito. Creare delle notizie false che attirano un lettore, ecco il motivo per le quali vengono create.

Oppure, semplicemente, per motivi elettorali o propagandistici. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’FBI sta indagando su un possibile ruolo della Russia sulla campagna presidenziale.

Come scoprirle

Le piattaforme di social network, messaggistica istantanea, sono già al lavoro sugli algoritmi per abbattere la visibilità dei portali che favoriscono queste notizie o prepararono post appositamente costruiti (click-bait) solo per ottenere click e apportare guadagni alla sola visita del loro sito.

Facebook ad esempio fa partire questa settimana una battaglia contro le fake news politiche in vista delle elezioni. Con la collaborazione di Pagella Politica, proverà a identificare le falsità, segnalarle a chi le ha condivise, affiancarle a una ricostruzione più oggettiva possibile e renderle poco visibili. Verranno analizzati solo i link agli articoli. Esclusi, quindi, i meme (le efficaci foto con frasi evocative). Facebook, prosegue Allan, vigilerà con attenzione pre-elettorale anche sui profili falsi, come avvenuto con le conseguenti rimozioni in Germania e Francia. Sul tema delle identità fasulle online (su Twitter), in seguito a un’inchiesta del New York Times, è intanto partita un’indagine dello stato di New York.

Per arginare, ad esempio, le tante “catene di sant’Antonio” che intasano il nostro telefonino, il team di Facebook che ha acquistato la tanto conosciuta app di messaggistica istantanea WhatsApp, starebbe testando una nuova funzionalità che cercherebbe di arginare i messaggi “inoltrati troppe volte”: farà perciò scattare una notifica anti-spam, che avviserebbe sia mittente che destinatario di essere parte di un anello di una catena. In Italia risale a pochi giorni fa, ad esempio, la diffusione dell’ennesima bufala secondo cui WhatsApp sarebbe diventato a pagamento, con una catena fatta circolare proprio attraverso l’app.

Per quanto riguarda i lettori, invece, ci sono tante maniere in cui si può individuare una Fake-News. A volte basta leggere solo il titolo della notizia che ci viene propinata. Ad esempio, notizia che circola spesso: “Scoperta cura per il cancro, ma nessuno lo dice”; “Condividi se sei indignato”; sono questi, più o meno, le prime avvisaglie di avere davanti una bufala.

“Se la GUARDIA DI FINANZA consiglia di pubblicarlo sulla propria pagina, un motivo ci sarà…Tutto quello che avete postato diventa pubblico da domani. Anche i messaggi che sono stati eliminati o le foto non autorizzate. Non costa nulla per un semplice copia e incolla, meglio prevenire che curare. Canale 13 ha parlato del cambiamento nella normativa sulla privacy di Facebook”

Bisogna imparare a navigare consapevolmente, verificando tutto ciò che ci passa sotto gli occhi, ed eventualmente assumendoci la responsabilità di quello che condividiamo. Per essere sicuri della veridicità della notizia, nel caso ci fosse ancora qualche dubbio, cerchiamo di combattere la disinformazione con la sua stessa arma: se internet può darci una fake-news, internet può anche smascherarla.

Per cui…

… tranquilli, Wathsapp non sarà mai a pagamento, la Guardia di Finanza non vi consiglia nulla, soprattutto di mettere un post sulle vostre bacheche, e quanto alle catene di Sant’Antonio, credete davvero che la condivisione massima e fastidiosissima dei messaggi serva a risolvere qualcosa?

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PUBBLICITÀ: UNA PERICOLOSA ARMA A DOPPIO TAGLIO

“Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.”
Oscar Wilde

Alcuni mesi fa si era creato un dibattito sulla pubblicità televisiva della Motta, da alcuni considerata cruda e violenta, da altri simpatica e divertente; il mese scorso, il dibattito si è spostato su Pandora, l’azienda danese di produzione e distribuzione di gioielleria, con la sua pubblicità considerata da alcuni maschilista e sgradita, da altri indifferente e non così sessista.
In qualunque modo si parli di una pubblicità, di un’azienda, di una persona, il concetto rimane quello: se ne parla. E molte aziende, nelle varie polemiche delle pubblicità, intanto hanno fatto parlare di sé.
Deve aver preso alla lettera la frase di Oscar Wilde l’albergatore Paul Stenson, che ha visto in quello che gli è accaduto un ottimo punto di partenza per una pubblicità secondo lui fruttuosa e gratuita.

Quando un cinguettio da inizio ad una battaglia

Alcuni giorni fa è stato contattato dalla blogger Elle Darby, un’influencer con appena 88.000 follower su Instagram (ora, dopo l’accaduto quasi 92.000). Una normalissima ragazza inglese di 22 anni, che ha scelto di “fare soldi” in un modo che prima non c’era, cioè parlando sui social di trucchi, viaggi, chirurgia e vestiti.
La blogger ha chiesto all’albergatore di Dublino ospitalità nel suo albergo, con una stanza per se e il suo compagno. Fin qui niente di strano, se non fosse che la moneta di scambio, in cambio dell’ospitalità, fosse la visibilità sui suoi canali social. Richiesta leggittima, a pensarci bene. Almeno, non più disparata di tante altre.
Paul Stenson ha rifiutato, avviando una vera e propria campagna negativa nei confronti della blogger, usando le sue stesse armi: la battaglia, infatti, si è combattuta mediaticamente, tramite i social come Twitter, e YouTube, con un video di risposta di Elle Darby.
Nel primo tweet pubblicato, Paul Stenson sosteneva, con screenshot della email e nome del mittente oscurato, come i dipendenti non si potessero pagare in visibilità. Le reazioni di chi seguiva l’albergatore ovviamente non hanno tardato ad arrivare, amplificando di conseguenza il messaggio e spargendolo per la rete come un virus.
La blogger ribatte subito con un video sul suo canale YouTube, accusando l’albergatore di diffamazione e comportamento scorretto.
La battaglia continua su Facebook, dove Paul risponde alla blogger con più di un post da circa 34.000 interazioni.

Pubblicità negativa o positiva?

Quanto è stato fruttuoso per l’albergatore irlandese mettere in piedi questa gogna mediatica nei confronti della blogger inglese? Della vicenda si è parlato molto, e Paul Stenson dichiara di aver ottenuto lo stesso risultato che avrebbe avuto ospitando l’influencer, anzi, forse superiore.
Analizzando tutta la situazione, la pubblicità che ne è scaturita in realtà non da così tanta visibilità all’albergo: tutti conoscono la vicenda, il nome dell’albergatore, ma nessuno ricorda la cosa più importante: il nome dell’albergo. Piuttosto si è messa in discussione l’atteggiamento della blogger, che ha acquisito visibilità e in molti sono andati a curiosare nei suoi profili social. I migliaia di pareri che sono comparsi nei post, positivi o negativi che essi siano, non trattavano infatti il tema dell’albergo, ma quello della validità dell’influencer marketing. Inoltre, i like positivi son pressappoco dello stesso numero di quelli negativi, che a volte non sono presenti sui social, ma silenziosi e pericolosi, e che su una recensione fanno più danno di like positivi: nel tempo, generalmente si ricordano più le cose negative che quelle positive, soprattutto quando si tratta di strutture di vacanze.

La “tecnica” che Paul Stenson ha voluto adottare, questa “pubblicità inversa” in realtà non ha funzionato per niente. Il suo tweet, nel quale dichiara che i dipendenti non si pagano con la visibilità, fa passare il messaggio che la pubblicità non ha valore. Se è vero quello che trasmette, perché tenere aperti per l’albergo i canali social, il sito internet, perché lavorare sul posizionamento SEO? Tutti strumenti che pubblicizzano un’azienda, ma che non danno risultati immediati.
Stanno arrivando inoltre, sulla pagina Facebook (collegata al posizionamento SEO di Google), messaggi di altri influencer e sponsor che, circa i modi dell’albergatore, dichiarano di non mettere mai piede in quell’albergo, e di guardarsi bene di farlo in futuro, proporre campagne pubblicitarie o partnership.

Advertising che da risultati nel tempo…

Sappiamo tutti che quando un’azienda fa un investimento in advertising (ovviamente seguito da professionisti), ha degli introiti; con questi introiti paga nuove pubblicità, nuove forniture, le bollette, i dipendenti. Ospitare un influencer per 5 notti è un costo ammortizzabilissimo, un piccolo investimento che porterebbe incassi cospicui, nuova clientela e di conseguenza nuova pubblicità, se solo la blogger fosse riuscita a convincere anche solo 100 persone a pernottare nell’albergo.

Nel marketing, rimanere al passo con i tempi è di essenziale importanza. Come far sì che le persone parlino di noi sui social network? I social sono delle risorse preziose, ma bisogna saperle gestire con parsimonia ed equilibrio. Per questo esistono i professionisti del settore. Un utilizzo consapevole può diventare una grandiosa attività di branding che può portare a successi aziendali enormi, ma utilizzato male può farci perdere il controllo, e può trasformarsi nel pozzo nero di Sparta nel quale si viene spinti e dal quale non c’è via d’uscita.

Focalizzati su come essere social, non su come usare i social.
Jay Baer

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Modifica dell'algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Modifica dell’algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Un falso allarme

In questi giorni, la notizia del cambiamento radicale dell’algoritmo di Facebook sta destando molto scalpore, preoccupando quindi aziende, investitori e Marketer.

In realtà la situazione è meno preoccupante di quanto sembri e soprattutto ha diversi risvolti positivi.

Gli utenti più preoccupati son quelli che di carattere sono poco propensi al cambiamento, categoria destinata a scomparire a breve, come una sorta di selezione naturale Darwiniana.

Quindi evitiamo di entrare in panico per colpa di un mucchio di allarmisti e lavativi che non accettano il cambiamento, anche se positivo.

Per prima cosa ricordiamo che Facebook cambia costantemente e migliora gli algoritmi di ricerca in maniera talmente graduale che spesso neanche ce ne accorgiamo.

Seconda cosa, per chi sa lavorare bene non cambia assolutamente niente, i professionisti del settore e aziende smart possono dormire sonni tranquilli.

 

 

Quindi, in sostanza, chi viene penalizzato?

Soffriranno del cambiamento tutte le aziende “semi social” che credono di poter raggiungere enormi risultati solo in organico e senza l’aiuto di un valido professionista.

Inoltre scompariranno tutti i falsi profeti, chi si spaccia per Social Media Marketer solo perchè sa usare discretamente Facebook, ma soprattutto l’infinita piaga del “mioccuggino”.

Mioccuggino è quello che sa fare tutto, in poco tempo e che non chiede soldi. Impiega un paio d’ore per fare il tuo sito web, 2 minuti per la grafica della locandina e 20 secondi per avviare una campagna social integrata. Poi ha tanti amici, non ha bisogno di creare inserzioni e sponsorizzazioni.

Ricordiamo che gli strumenti digitali son facili da utilizzare solo se presi singolarmente. Il difficile è coniare una strategia di marketing sia tradizionale che digitale, nella quale tutte le risorse sono coadiuvate nella maniera più performante per trarre il massimo utile.

 

 

Cosa possono fare i professionisti?

I professionisti continuano per la loro strada, ovvero continuano a fare i professionisti. Studiano, si aggiornano, sperimentano, analizzano i risultati e coniano una nuova strategia di Digital Marketing.

Le regole son molto semplici, la sezione delle news di Facebook prediligerà contenuti con molte interazioni. Si stima la presenza di un 80% di post dei nostri amici ed un 20% di post organici di pagine aziendali e/o testate giornalistiche.

In sostanza torniamo sempre allo stesso discorso del 1996 di Bill Gates: “Content is King!”

Creare contenuti di qualità permette di avere credibilità, interazioni e di conseguenza priorità. Soprattutto verranno penalizzate tutte le pubblicità invadenti e le fake news di cui siamo, ahimè, fin troppo sommersi.

 

 

Cosa possono fare le aziende?

L’imprenditore moderno va necessariamente guidato da un professionista del settore: Digital Marketer, Social Media Strategist, Web Marketing Manager, ecc.

Inoltre una parte dei ricavi va immancabilmente destinata alla pubblicità sia tradizionale che digitale.

Le aziende hanno sostanzialmente due alternative: assumere un esperto del settore o esternalizzare l’ufficio marketing a Web Agency competenti.

 

 

Web Solutions Internet Company lavora nel Web Marketing dal 1999, ha assistito alla nascita, crescita e cambiamento delle principali piattaforme di Social Network. Studiamo ogni giorno il mercato e cerchiamo di prevederne i prossimi trend social. Il nostro obbiettivo è di ottimizzare siti web, aumentarne la visibilità, implementare efficaci campagne sui social ed aiutare l’imprenditore a raggiungere il successo che merita.

Contattaci per un preventivo gratuito, un nostro consulente sarà a tua disposizione per pianificare una strategia online di successo.

 

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ECOSIA: L’ECO METAMOTORE DI RICERCA CHE AIUTA LA NATURA

Fare business e nel frattempo aiutare il pianeta

Ecosia è un metamotore di ricerca online. E fin qui, ok. È come tutti gli altri motori di ricerca. Con una particolarità in più, però: Ecosia pianta un albero per ogni ricerca che fate su internet.

L’associazione, fondata a Berlino nel 2009, aveva l’idea di base di creare uno strumento facile per combattere il cambiamento climatico.

Non è il primo caso di un motore di ricerca creato per cercare di salvaguardare il pianeta dai cambiamenti climatici. Qualche anno fa, ad esempio, nacque “Nero Google”: si tratta di una versione black di Google, che forniva il conosciutissimo motore di ricerca con uno sfondo nero, con il motto “Spegnete la luce”. In quel modo si sarebbero evitati inutili sprechi di energia elettrica, in quanto uno schermo nero consuma decisamente meno di uno schermo bianco.

Come funziona?

Ecosia dichiara di finanziare i nuovi alberi destinandogli l’’80% dei profitti derivanti dai click sui contenuti sponsorizzati, che sono mostrati in alto nella barra di ricerca di Bing. Ma anche se non si clicca sui link o si usano estensioni come Ad Blocker si contribuisce al movimento, aumentando il numero di utenti e la rilevanza di Ecosia per gli sponsor. Ecosia usa praticamente la stessa strategia di pubblicità online ideata a suo tempo da Google e che ha fatto la fortuna della società americana. Ad oggi, infatti, conta circa 3 milioni di dollari donati per 6 milioni di arbusti interrati. E non si fermano qui: perseguendo l’obiettivo che lo staff si è preposto, vuole “raggiungere il miliardo entro il 2020”.

Basta solo scaricare l’estensione per il browser e usarla ogni volta che si fa una ricerca su internet. Al momento sono tre i progetti attivi che prevedono il rimboschimento di altrettante zone: In Burkina Faso per contenere l’avanzata del deserto, in Perù nella regione di San Martin che negli ani 80 ha subito una delle deforestazioni più pesanti mai fatte dall’uomo e in Madagascar dove la posa di mangrovie dovrebbe favorire la fauna locale e ripopolare determinate zone che un tempo detenevano il record mondiale per la biodiversità.

Collaborazione con grandi nomi…

Ecosia è stato fondato in Germania dal suo ideatore Christian Kroll in associazione con Bing, Yahoo e WWF. Non è un ente nonprofit, ma un social business, ovvero gestito da una vera e propria società, la quale, tuttavia, non ha come unico scopo quello di aumentare i suoi profitti, ma bensì anche quello di contribuire il più possibile alla protezione dell’ambiente attraverso le foreste pluviali del mondo e la diffusione di tale sensibilità. Attualmente dà lavoro a un team che varia dalle 7 alle 13 persone e che garantisce che l’80% dei propri introiti siano destinati al WWF.

I grandi nomi come partner farebbero star tranquillo anche il più malfidato dei navigatori web, ma non per questo è così scontato che tutti inizieremo a usare questo motore di ricerca che necessita ancora di parecchi test e miglioramenti per poter competere con i principali player.

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Newsfeed Facebook: più interazioni significative, meno fake-news

LA RIVOLUZIONE DELL’ALGORITMO DEL SOCIAL CHE COMANDA IL MONDO

Facebook, la piattaforma social con i super poteri, nel 2017 ha superato i 2 miliardi di iscritti. Possiede quindi il social graph, in parole povere contiene al suo interno una rappresentazione delle relazioni sociali di molte persone.

Con il suo algoritmo sempre in evoluzione, Mark Zuckerberg ha annunciato giovedì, con un post sul social, una grossa modifica all’algoritmo stesso.

Avete mai notato, quando scorrete la vostra home sul social, che le notizie che prevalentemente appaiono sono video, meme virali o articoli provenienti dalle pagine (a volte anche da pagine che non vi ricordate di aver mai seguito)?

Con il cambio radicale dell’algoritmo, vedremo soprattutto aggiornamenti di amici o familiari, mentre le pagine che seguiamo ci potranno raggiungere solo quando diffonderanno contenuti commentati dalla nostra cerchia di conoscenze.

“Abbiamo la responsabilità di assicurarci che il nostro servizio non sia solo divertente, ma anche utile al benessere delle persone”

Mark Zuckerberg

Zuckerberg ha dimostrato, attraverso la citazione di alcuni studi (pubblicati appunto sul blog aziendale), come le persone che usino Facebook passivamente si sentano peggio al termine della loro sessione. Tutto ciò fa diminuire il tempo trascorso dagli utenti su Facebook, a causa della riduzione di contenuti interessanti in grado di catturare l’attenzione.

Alla base di tutto questo la volontà di evitare lo spargimento di fake-news, che intasano ogni giorno le nostre bacheche, e la volontà di rendere gli utenti più attivi con commenti e la pubblicazione di foto personali. Spronando l’utente a queste iterazioni, il social network incrementerà ulteriormente la targhetizzazione pubblicitaria, che in fondo è quella che permette a Facebook i suoi enormi guadagni. 

Come funziona l’algoritmo di Facebook?

L’algoritmo è una serie di passi, che devono “risolvere un determinato problema”. Attualmente, fino al cambio al nuovo algoritmo, l’obiettivo dell’algoritmo di Facebook è dare all’utente il contenuto giusto nel momento giusto in base ai propri interessi; esattamente, segue quattro principali passi:

  1. Inventory: All’accesso nella sezione Notizie, l’algoritmo fa un vero e proprio inventario di tutto quello che i profili, le pagine e i gruppi hanno pubblicato, dai “mi piace” ai commenti e condivisioni;
  2. Signals: una volta che ha raccolto tutte le informazioni, valuta a cosa potresti essere interessato; sono molteplici i segnali che influenzano questa scelta (in base ai “mi piace” che hai messo a quella persona o a quella foto nel tempo, ai commenti, alle condivisioni dei post nel tuo diario);
  3. Predictions: L’algoritmo fa un veloce calcolo delle possibilità che tu possa interagire con un dato post, foto o video;
  4. Score: Dopo il calcolo assegna al post un punteggio di rilevanza, un numero su una scala, che determina la posizione nella tua sezione notizie. Prima quelle col punteggio più alto, poi quelle col punteggio più basso.

Tutto ciò avviene ogni qualvolta si apre la sezione Notizie del social; i risultati sono ovviamente diversi per ciascuno di noi. Con il cambio, probabilmente questo sistema sarà variato e orientato più al controllo dei post degli amici, che su tutto quello a cui noi abbiamo dato il nostro “pollice su”.

Le prime “vittime” di questo cambiamento saranno le pagine pubblicitarie, che vedranno i propri post piano sparire dalle home degli utenti, diminuendo così la capacità di raggiungere altri potenziali lettori.

E finalmente, forse, sprofonderemo tra l’80% dei post che ogni giorno producono gli amici che seguiamo e che non vediamo mai.

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L'INFLUENZA DEGLI INFLUENCER

IL RITRATTO DI UN INFLUENCER

INFLUENCER

Chi sono?

Ognuno di noi, ogni giorno, ha a che fare con almeno un Influencer. A volte consapevolmente, a volte senza saperlo. Ma chi sono queste figure? E che cosa fanno esattamente?

Un influencer è un individuo con migliaia, milioni di seguaci: può essere un YouTuber, un Instagramer, un blogger, o essere semplicemente un utente con una pagina Facebook dove condivide foto, video, pensieri e contenuti vari. Quello che differenzia questo tipo di utente da un utente qualunque, è il fatto che è letteralmente in grado di influenzare (da qui il termine influencer) i suoi followers con pensieri e prodotti.

Possiamo fare l’esempio più lampante del momento: la fashion blogger Chiara Ferragni.

Al momento sul “cosa fa” un influencer c’è molta confusione, da parte delle aziende che li cercano, e da parte di chi vede tutto questo come un nuovo lavoro.

Esistono diversi tipi di influencer:

  • Gli attivisti, che sono coloro impegnati in movimenti politici e associazioni no-profit. Sono gli influencer più “difficili” con i quali i brand possano rapportarsi, perché contrari alle logiche di business e di mercato;
  • I connessi, che sono quelli che hanno un sacco di seguaci sui social network;
  • Gli influencer d’impatto sono persone molto ambite che beneficiano della fiducia degli altri;
  • Le celebrità, artisti con migliaia, a volte milioni di seguaci, e qui di esempi ne potremmo fare tantissimi. Scegliere una celebrità per un brand è però come affidarsi alle “vecchie” strategie di endorsement;
  • Le menti attive, che sono utenti con molteplici interessi;
  • I trendsetter, coloro che esplorano nuovi mercati o lo abbandonano;
  • Le autorità, sono delle persone la cui opinione è considerata molto credibile nel settore di cui si occupa, ed esercita un forte potere di engagement;
  • Gli insider. Gli Insider possono essere molto vantaggiosi per un’azienda quanto abbastanza pericolosi. Gli insider scoraggiano la propria community ad affidarsi a prodotti o servizi del brand, quindi metterseli contro non è proprio producente.
  • Il giornalista: ha una community molto folta ed è sempre alla ricerca di notizie e storie interessanti. Per questo, un brand che vuole sfruttarne il potere d’influenza non dovrebbe mai fargli mancare una news, un’esclusiva interessante.

Sostanzialmente, se un YouTuber che seguite vi consiglia di provare un videogioco e voi lo fate, lo comprate e ci giocate, vi ha influenzato.INFLUENCER MARKETING

Gli influencer non sono solo personaggi del web, sono anche giornalisti o esperti di un settore. Possono essere anche dei VIP, come cantanti, attori, attrici, speaker radiofonici o presentatori, che hanno comunque un folto numero di seguaci che leggono ciò che scrivono attraverso post, cinguettii e scatti.

In pochi minuti e con poche mosse hanno il potere di spostare e indirizzare l’opinione dei loro seguaci a loro piacimento.

Sono pagati?

Se l’influencer vi presenta un prodotto perché pagato dalla casa di produzione, non è più un influencer, ma diventa un Ambassador. Gli Ambassador sono ingaggiati generalmente per collaborazioni più durature nel tempo, conoscono alla perfezione il brand che sponsorizzano e ne vanno fieri; vengono pagati per la loro capacità di passaparola, generalmente molto efficace.

Coinvolgere influencers nelle proprie campagne o vendite di prodotti significa avere una grossa pubblicità con budget minori rispetto a quelli che richiederebbero delle pubblicità tradizionali, soprattutto se vogliamo raggiungere un determinato target.

INFLUENCER

 

<< Il vero influencer è una persona capace, con la propria attività online, di incidere sulle decisioni di acquisto dei propri pari (centinaia, migliaia o più), sempre più impermeabili ai messaggi pubblicitari tradizionali. Ci riescono perché vengono considerati parte di una stessa rete. Ci sono influencer che parlano delle proprie esperienze di consumo senza essere legati ai brand da un rapporto commerciali e altri, i più grandi in termini di follower base, che lo sono. >>

Vincenzo Cosenza, tra i massimi esperti di social media in Italia.

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SEO - Essere primi su Google garantisce il successo?

Quante volte abbiamo letto o sentito parlare di quanto è importante essere primi su Google o su altri motori di ricerca? Molti dei nostri colleghi parlano sempre di SEO come se avessero una ricetta segreta per il successo e puntualmente falliscono nei loro intenti facendo perdere tempo e denaro ai loro clienti. Scriviamo quindi questo articolo giusto per sfatare qualche mito. Partiamo dalle basi.

 

Cosa vuol dire essere primi su Google?

 

Sfatiamo subito il primo mito: nel 90% dei casi chi effettua una ricerca su internet è una persona normalissima, che esegue una ricerca normalissima, con parole normalissime.

Se sto cercando un bar a Sassari scriverò nel motore di ricerca “bar Sassari” il cui risultato in prima pagina sarà riconducibile alle attività di ristoro che hanno curato i contenuti e gli aspetti di webmarketing legati al sito web. Se invece dovessi scrivere “bar Sassari via Roma” dal punto di vista teorico compariranno in prima posizione tutti i bar locati in via Roma a Sassari.

Arriviamo al dunque. Se hai un bar a Sassari, e vuoi dimostrare che risulti tra i primi su Google, nella ricerca organica, basta cercare nel seguente modo: “bar Sassari via Roma 325A quello con il neon verde i tavoli fuori e la sala fumatori con la barista bionda”.

Ecco, questo NON vuol dire essere primi sui motori di ricerca.

Essere primi su Google vuol dire che, a seguito della ricerca “bar”,  risultiamo nelle prime posizioni  dei risultati organici.

 

 

Cosa sono i risultati organici?

Nella SERP (Search Engine Result Page) di Google troviamo diversi elementi che possono cambiare a seconda di cosa stiamo cercando, ma soprattutto di come stiamo cercando. Un classico esempio può essere ricercare la parola “hotel”.

I primi risultati che compaiono sono annunci sponsorizzati, di solito i classici annunci pay-per-click che puoi implementare con AdWords. Subito dopo troviamo la mappa della tua città con i riferimenti e i prezzi sugli hotel geolocalizzati (local pack). A seguire si notano tutti i risultati che Google ha indicizzato in maniera naturale, in ordine di importanza, rilevanza e pertinenza.

Essere primi su Google vuol dire essere tra questi primi risultati, chiamati per l’appunto “organici (naturali) della result page.

Questo tipo di risultato si ottiene con un lavoro metodico e costante nel tempo. La consulenza di un SEO Specialist può aiutarti a raggiungere la vetta tramite l’utilizzo di diverse tecniche.

 

 

 

Esiste una ricetta segreta per essere primi su Google?

La risposta è NO!

Non esiste assolutamente una ricetta segreta in mano a pochi eletti per poterti garantire un posto in pole position sui motori di ricerca. Ma soprattutto è impossibile che esista.

Esistono tanti fattori che se utilizzati quotidianamente e con cognizione di causa, fanno guadagnare posizioni di prestigio al tuo sito web ed al relativo page rank.

Purtroppo però non esiste una scienza esatta per 2 principali motivi tra loro interconnessi: l’algoritmo che utilizzano i motori di ricerca e il trend del momento.

Quante persone preparate lavorano per Google, Yahoo, Virgilio, Bing, ecc? Ma soprattutto, quanti programmatori hanno contribuito con le loro conoscenza a modificare, cancellare, integrare l’algoritmo del motore di ricerca?

Possiamo asserire che nessuno ha piena conoscenza del funzionamento degli algoritmi in quanto ci hanno lavorato troppe persone, e continuano a lavorarci ogni giorno, modificando, integrando, cancellando, creando nuovi fattori di posizionamento.

Per quanto riguarda le tecniche conosciute da ogni SEO Specialist che studia il comportamento di Google e gli altri motori, abbiamo un altro problema: il trend SEO del momento. Ciò che funziona in modo ottimale oggi potrebbe funzionare in maniera meno efficace domani, per non dire che nel lungo periodo potrebbe non funzionare affatto. Perché l’algoritmo che governa la Ricerca on line tiene conto di fattori variabili che hanno la finalità di disciplinare le ricerche relative alle parole chiave.

Facciamo subito un esempio per chiarire la situazione. Verso la fine degli anni 90 e primi del 2000 la tecnica più utilizzata era utilizzare più keyword possibili. Vi ricordate i celeberrimi meta-tag?

Dopo una decina d’anni andava di moda l’utilizzo dei “metadati“. Invece adesso….

 

 

Ma quindi cosa devo fare per piacere ai motori di ricerca?

La risposta è semplice: rivolgersi ad un professionista! Il lavoro di un SEO Specialist è proprio quello di ottimizzare il tuo sito web in modo da guadagnare posizioni nella result page puntando ad ottenere il primo risultato organico.

“Content is King!” [cit. Bill Gates]

Attualmente Google premia siti web con contenuti originali , non duplicati, innovativi, costantemente aggiornati, che suscitano interesse, ben collegati, condivisi sui social, con keywords originali, meta tag description, digital PR, e molti altri “ranking factors”.

Al giorno d’oggi, il traguardo più ambito dai web marketer è raggiungere un posizionamento speciale chiamato “featured snippet” (alias “risultato zero”).

In pratica quando un utente effettua una domanda, Google può ricercare la risposta più pertinente da un sito web e riportarne un estratto per poi posizionarlo in un riquadro speciale in cima alla result page, insieme al link alla pagina, titolo e URL. Di seguito un esempio di featured snippet.

 

 

Essere primi su Google garantisce il successo?

Sfatiamo ora il mito del successo immediato derivante dall’essere primi su Google. Definiamo innanzitutto cosa vuol dire, nella maggior parte dei casi, “avere successo”. Spesso è raggiungere un posizionamento di prestigio  e ottenere più click  con la prerogativa di trasformarli in conversioni, in modo da incrementare il nostro business.

L’essere primi su Google ci permette di avere più visibilità in quanto l’utente medio, di solito, non va oltre le prime due-tre pagine. Di conseguenza, avere in posto al sole, garantisce con buona probabilità di avere più visite da internauti interessati ai nostri prodotti/servizi.

Qualche consiglio per l’imprenditore innovatore.

L’utente, una volta atterrato nel tuo sito web, deve vivere un’esperienza piacevole che lo incentivi a ritornare, lo persuada a condividerla, ma soprattutto eseguire l’azione che ci aspettiamo. A seconda dei casi la “call to action” può finalizzarsi nell’iscrizione alla newsletter, o nell’acquisto di un prodotto.

L’imprenditore moderno deve mettere a disposizione dei servizi per il potenziale cliente, come ad esempio dell’assistenza pre e post vendita, dei video tutorial, un servizio di Customer Care.

Inoltre sono di fondamentale importanza i collegamenti diretti ed indiretti alle pagine social, la costante pubblicazione di articoli interessanti e l’immancabile interazione attiva coi fan.

Esistono diversi strumenti di analisi per misurare il successo, ma, in fin dei conti, il risultato migliore si traduce spesso in termini economici.

 

Web Solutions Internet Company lavora nel Web Marketing dal 1999, ha assistito alla nascita, crescita e cambiamento dei principali motori di ricerca. Studiamo ogni giorno il mercato e cerchiamo di prevederne i prossimi trend, soprattutto dal lato SEO. Il nostro obbiettivo è di ottimizzare siti web, aumentarne la visibilità, implementare efficaci campagne sui social ed aiutare l’imprenditore a raggiungere il successo che merita.

Contattaci per un preventivo gratuito, un nostro consulente sarà a tua disposizione per pianificare una strategia online di successo.

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Customer Journey - perchè è importante?

La Customer Journey rappresenta il momento (o meglio, i momenti) in cui il cliente instaura un certo rapporto con l’azienda.

Viene spesso illustrato sotto forma di mappa, in quanto si evince l’itinerario che il cliente percorre nel tempo. Sia online che offline, nei diversi punti di contatto (touchpoint).

 

Come inizia e come finisce il Customer Journey?

Inizia nel momento stesso in cui il cliente sente di aver un particolare bisogno ed intende soddisfarlo attraverso l’acquisto di un determinato un bene/servizio di una determinata azienda. Dopo aver passato diversi step, il viaggio del cliente termina con l’acquisto del prodotto e con la conseguente fidelizzazione.

Quali step delineano il Customer Journey?

Tutto dipende dal tipo di modello, ma preferiamo illustrare il modello a 5 step, universalmente accettato dai marketer.

 

  • Awareness: in italiano “consapevolezza”, consapevolezza del cliente di aver un bisogno e della possibilità di soddisfarlo.
  • Familiarity: il cliente riconosce un determinato prodotto nel mercato, atto alla soddisfazione del suo bisogno.
  • Consideration: il consumatore ricerca informazioni , caratteristiche, recensioni sul prodotto. Il prodotto viene confrontato con altri beni complementari sia a livello di caratteristiche che a livello di prezzo.
  • Purchase: il prodotto scelto viene materialmente acquistato dal cliente “consapevole”.
  • Loyalty: ovvero “fidelizzazione del cliente”. Il cliente testa il prodotto acquistato, rimane soddisfatto (sia dal prodotto in sè, che dalla qualità del post vendita), di conseguenza crea un ancoraggio psicologico positivo nei confronti dell’azienda.

Nonostante sia universalmente accettato, presenta alcune imperfezioni e piano piano verrà sostituito con uno ancora più dinamico. Il cliente viene considerato molto passivo, quando invece diventa, giorno dopo giorno, parte sempre più attiva nel processo d’acquisto. Questo meccanismo è realizzato grazie alla riduzione delle asimmetrie informative, ovvero alla trasparenza delle informazioni tipica dei mercati online.

Trends del customer journey online

Possiamo riconoscere 3 diversi comportamenti del cliente durante il viaggio:

  • R.O.P.O. (research online, purchase offline): semplicemente il cliente cerca informazioni online per poi acquistare successivamente in negozio.
  • Click & Collect: il cliente ricerca informazioni e acquista online, successivamente si reca in negozio per ritirare il prodotto.
  • Try & Buy: il cliente prova il prodotto in negozio (uno strumento musicale, un capo vestiario, uno smartphone, ecc.), dopodiché lo acquista online.

Come l’azienda interagisce col cliente: i touchpoint

Nonostante i modelli siano di grande aiuto per illustrare il concetto teorico, il viaggio del cliente non è così lineare e scontato. L’utente medio può cascare in qualche trappola, perdere interesse, distrarsi e non portare a termine il processo d’acquisto. Per questo motivo l’azienda deve saper riconoscere tutti (o quasi) i punti di contatto col cliente per migliorare la Customer Experience.

In altri termini l’azienda dev’essere in grado di notare quanti più momenti in cui il cliente potrebbe uscire dal funnel d’acquisto, ed è quindi suo compito rimetterlo sulla giusta strada.

Vediamo ora dal punto di vista pratico come su dividono i touchpoint.

  • physical (messaggi provenienti da radio, TV, amici, clienti soddisfatti, passaparola, ecc).
  • digital (banner, messaggi istantanei, blog, siti web, email, campagne AdWords, sponsorizzazioni su FB, ecc.).

Possono inoltre essere managed (creati e gestiti dall’azienda) o unmanaged (realizzate da soggetti esterni e disinteressati).

Le aziende, quindi, hanno a disposizione uno strumento molto potente per studiare le proprie strategie di marketing.

la Customer Journey Map

Può essere realizzata in diversi formati e racconta a noi azienda la storia dei nostri clienti: abitudini d’acquisto, background, bisogni, richieste, sentimenti che provano durante il processo d’acquisto.

Ma soprattutto, come cercano i prodotti, da quali device, su quali social network, quante volte entrano sul nostro sito, tempo di navigazione, quanti minuti sostano su un’unica pagina, ecc ecc.

L’utilità di creare una mappa consiste nell’immedesimarsi totalmente nel cliente, riconoscere e prevedere le prossime tappe del viaggio a seconda del tipo di persona.

Il concetto di Personas, come tutti gli altri concetti che ruotano intorno alla Customer Journey, hanno necessità di un articolo a parte per poterne delineare tutte le caratteristiche con la giusta cognizione di causa.

In questa sede possiamo asserire che chi riesce a riconoscere ed identificare le Personas ha in mano uno strumento davvero potentissimo, e soprattutto sa bene come utilizzarlo.

Nel marketing, in generale, è necessario fare un’accurata segmentazione del mercato. L’identificazione delle Personas produce, di conseguenza, una personificazione della segmentazione del mercato, ovvero si prendono i classici due piccioni con una fava. Da un lato vengono creati diversi tipi di pubblico ai quali associare campagne di marketing studiate ad hoc, dall’altro possiamo trarre informazioni importanti al fine di accedere ed espanderci a nuovi mercati che non avevamo preso in considerazione.

 

Per approfondire questi argomenti, delineare una Customer Journey Map e creare una strategia di marketing efficiente, siamo a tua disposizione.

Contattaci, il preventivo è gratis!

 

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Angelo Maggi & Web Solutions - L'avventura ha inizio!

Angelo Maggi & Web Solutions – L’avventura ha inizio!

Ogni artista, musicista, attore dedica migliaia di ore nel praticare la sua più profonda nell’intero arco della sua vita.

Spesso questa passione si dissolve come cenere oppure viene deviata da influenze esterne, di conseguenza l’artista è costretto a smettere o, ancor peggio, a scendere sempre più a compromessi per poter vivere da ciò che ama.

Ma esistono degli uomini che ci hanno creduto talmente fino in fondo che son riusciti a trasformare la loro passione in una professione. Ed è proprio per questo motivo che ci sentiamo onorati di poter lavorare con uno di questi uomini fantastici che si sono abbandonati totalmente alla passione, rinunciando a incarichi professionali importanti per poter raggiungere le forme d’arte più elevate.

Angelo Maggi, pittore e scultore di fama internazionale.

Diplomato all’lstituto d’Arte di Sassari, i suoi interessi vertono sull’antiquariato, la scenografia e la pittura.

La sua particolare attività pittorica gli ha permesso di guadagnare una solida fama anche negli States.

Mentre nella sua città natìa, Sassari, viene installata una delle sue opere più evocative all’interno di una famosa fontana del centro.

Siamo quindi lieti di annunciarvi che Web Solutions Internet Company si occuperà di curare la comunicazione web e la corporate identity del Maestro Angelo Maggi, col fine di condividere le sue magnifiche opere anche nel mondo digitale.

Il nostro supporto si concentrerà prevalentemente sulla comunicazione online ed in particolare sui social network. Sarà nostro compito fornire qualche buona strategia di marketing da applicare da subito nel suo business, enfatizzando la purezza e l’originalità delle sue opere.

 

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