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BUFALE E FAKE NEWS: COME DIFENDERSI...

… ED EVITARNE IL PROPAGARSI

Ogni giorno abbiamo a che fare con almeno un Fake, o una Fake-news.

Fisicamente: in spiaggia, per strada. Basti pensare alle cinture, alle borse, alle sciarpe che compriamo. Quello che li contraddistingue è una cosa sola, in sostanza: l’etichetta. Sono chiaramente dei falsi, ma comprando, siamo consapevoli che quello che stiamo prendendo con noi non è un prodotto originale; ma stiamo risparmiando, e molti soldi anche.

Mentalmente: Internet è il campo fiorente delle Fake-News. Perché il campo fiorente? Il 70% degli italiani usa il potente strumento internet per informarsi.

Perché vengono create

I siti guadagnano con la pubblicità: ogni banner che vediamo apporta al proprietario del sito guadagno, e lo stesso avviene quando clicchiamo. Quindi se veniamo attirati dal titolo di una notizia e ci clicchiamo sopra, automaticamente stiamo portando guadagno a quel sito. Creare delle notizie false che attirano un lettore, ecco il motivo per le quali vengono create.

Oppure, semplicemente, per motivi elettorali o propagandistici. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’FBI sta indagando su un possibile ruolo della Russia sulla campagna presidenziale.

Come scoprirle

Le piattaforme di social network, messaggistica istantanea, sono già al lavoro sugli algoritmi per abbattere la visibilità dei portali che favoriscono queste notizie o prepararono post appositamente costruiti (click-bait) solo per ottenere click e apportare guadagni alla sola visita del loro sito.

Facebook ad esempio fa partire questa settimana una battaglia contro le fake news politiche in vista delle elezioni. Con la collaborazione di Pagella Politica, proverà a identificare le falsità, segnalarle a chi le ha condivise, affiancarle a una ricostruzione più oggettiva possibile e renderle poco visibili. Verranno analizzati solo i link agli articoli. Esclusi, quindi, i meme (le efficaci foto con frasi evocative). Facebook, prosegue Allan, vigilerà con attenzione pre-elettorale anche sui profili falsi, come avvenuto con le conseguenti rimozioni in Germania e Francia. Sul tema delle identità fasulle online (su Twitter), in seguito a un’inchiesta del New York Times, è intanto partita un’indagine dello stato di New York.

Per arginare, ad esempio, le tante “catene di sant’Antonio” che intasano il nostro telefonino, il team di Facebook che ha acquistato la tanto conosciuta app di messaggistica istantanea WhatsApp, starebbe testando una nuova funzionalità che cercherebbe di arginare i messaggi “inoltrati troppe volte”: farà perciò scattare una notifica anti-spam, che avviserebbe sia mittente che destinatario di essere parte di un anello di una catena. In Italia risale a pochi giorni fa, ad esempio, la diffusione dell’ennesima bufala secondo cui WhatsApp sarebbe diventato a pagamento, con una catena fatta circolare proprio attraverso l’app.

Per quanto riguarda i lettori, invece, ci sono tante maniere in cui si può individuare una Fake-News. A volte basta leggere solo il titolo della notizia che ci viene propinata. Ad esempio, notizia che circola spesso: “Scoperta cura per il cancro, ma nessuno lo dice”; “Condividi se sei indignato”; sono questi, più o meno, le prime avvisaglie di avere davanti una bufala.

“Se la GUARDIA DI FINANZA consiglia di pubblicarlo sulla propria pagina, un motivo ci sarà…Tutto quello che avete postato diventa pubblico da domani. Anche i messaggi che sono stati eliminati o le foto non autorizzate. Non costa nulla per un semplice copia e incolla, meglio prevenire che curare. Canale 13 ha parlato del cambiamento nella normativa sulla privacy di Facebook”

Bisogna imparare a navigare consapevolmente, verificando tutto ciò che ci passa sotto gli occhi, ed eventualmente assumendoci la responsabilità di quello che condividiamo. Per essere sicuri della veridicità della notizia, nel caso ci fosse ancora qualche dubbio, cerchiamo di combattere la disinformazione con la sua stessa arma: se internet può darci una fake-news, internet può anche smascherarla.

Per cui…

… tranquilli, Wathsapp non sarà mai a pagamento, la Guardia di Finanza non vi consiglia nulla, soprattutto di mettere un post sulle vostre bacheche, e quanto alle catene di Sant’Antonio, credete davvero che la condivisione massima e fastidiosissima dei messaggi serva a risolvere qualcosa?

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PUBBLICITÀ: UNA PERICOLOSA ARMA A DOPPIO TAGLIO

“Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.”
Oscar Wilde

Alcuni mesi fa si era creato un dibattito sulla pubblicità televisiva della Motta, da alcuni considerata cruda e violenta, da altri simpatica e divertente; il mese scorso, il dibattito si è spostato su Pandora, l’azienda danese di produzione e distribuzione di gioielleria, con la sua pubblicità considerata da alcuni maschilista e sgradita, da altri indifferente e non così sessista.
In qualunque modo si parli di una pubblicità, di un’azienda, di una persona, il concetto rimane quello: se ne parla. E molte aziende, nelle varie polemiche delle pubblicità, intanto hanno fatto parlare di sé.
Deve aver preso alla lettera la frase di Oscar Wilde l’albergatore Paul Stenson, che ha visto in quello che gli è accaduto un ottimo punto di partenza per una pubblicità secondo lui fruttuosa e gratuita.

Quando un cinguettio da inizio ad una battaglia

Alcuni giorni fa è stato contattato dalla blogger Elle Darby, un’influencer con appena 88.000 follower su Instagram (ora, dopo l’accaduto quasi 92.000). Una normalissima ragazza inglese di 22 anni, che ha scelto di “fare soldi” in un modo che prima non c’era, cioè parlando sui social di trucchi, viaggi, chirurgia e vestiti.
La blogger ha chiesto all’albergatore di Dublino ospitalità nel suo albergo, con una stanza per se e il suo compagno. Fin qui niente di strano, se non fosse che la moneta di scambio, in cambio dell’ospitalità, fosse la visibilità sui suoi canali social. Richiesta leggittima, a pensarci bene. Almeno, non più disparata di tante altre.
Paul Stenson ha rifiutato, avviando una vera e propria campagna negativa nei confronti della blogger, usando le sue stesse armi: la battaglia, infatti, si è combattuta mediaticamente, tramite i social come Twitter, e YouTube, con un video di risposta di Elle Darby.
Nel primo tweet pubblicato, Paul Stenson sosteneva, con screenshot della email e nome del mittente oscurato, come i dipendenti non si potessero pagare in visibilità. Le reazioni di chi seguiva l’albergatore ovviamente non hanno tardato ad arrivare, amplificando di conseguenza il messaggio e spargendolo per la rete come un virus.
La blogger ribatte subito con un video sul suo canale YouTube, accusando l’albergatore di diffamazione e comportamento scorretto.
La battaglia continua su Facebook, dove Paul risponde alla blogger con più di un post da circa 34.000 interazioni.

Pubblicità negativa o positiva?

Quanto è stato fruttuoso per l’albergatore irlandese mettere in piedi questa gogna mediatica nei confronti della blogger inglese? Della vicenda si è parlato molto, e Paul Stenson dichiara di aver ottenuto lo stesso risultato che avrebbe avuto ospitando l’influencer, anzi, forse superiore.
Analizzando tutta la situazione, la pubblicità che ne è scaturita in realtà non da così tanta visibilità all’albergo: tutti conoscono la vicenda, il nome dell’albergatore, ma nessuno ricorda la cosa più importante: il nome dell’albergo. Piuttosto si è messa in discussione l’atteggiamento della blogger, che ha acquisito visibilità e in molti sono andati a curiosare nei suoi profili social. I migliaia di pareri che sono comparsi nei post, positivi o negativi che essi siano, non trattavano infatti il tema dell’albergo, ma quello della validità dell’influencer marketing. Inoltre, i like positivi son pressappoco dello stesso numero di quelli negativi, che a volte non sono presenti sui social, ma silenziosi e pericolosi, e che su una recensione fanno più danno di like positivi: nel tempo, generalmente si ricordano più le cose negative che quelle positive, soprattutto quando si tratta di strutture di vacanze.

La “tecnica” che Paul Stenson ha voluto adottare, questa “pubblicità inversa” in realtà non ha funzionato per niente. Il suo tweet, nel quale dichiara che i dipendenti non si pagano con la visibilità, fa passare il messaggio che la pubblicità non ha valore. Se è vero quello che trasmette, perché tenere aperti per l’albergo i canali social, il sito internet, perché lavorare sul posizionamento SEO? Tutti strumenti che pubblicizzano un’azienda, ma che non danno risultati immediati.
Stanno arrivando inoltre, sulla pagina Facebook (collegata al posizionamento SEO di Google), messaggi di altri influencer e sponsor che, circa i modi dell’albergatore, dichiarano di non mettere mai piede in quell’albergo, e di guardarsi bene di farlo in futuro, proporre campagne pubblicitarie o partnership.

Advertising che da risultati nel tempo…

Sappiamo tutti che quando un’azienda fa un investimento in advertising (ovviamente seguito da professionisti), ha degli introiti; con questi introiti paga nuove pubblicità, nuove forniture, le bollette, i dipendenti. Ospitare un influencer per 5 notti è un costo ammortizzabilissimo, un piccolo investimento che porterebbe incassi cospicui, nuova clientela e di conseguenza nuova pubblicità, se solo la blogger fosse riuscita a convincere anche solo 100 persone a pernottare nell’albergo.

Nel marketing, rimanere al passo con i tempi è di essenziale importanza. Come far sì che le persone parlino di noi sui social network? I social sono delle risorse preziose, ma bisogna saperle gestire con parsimonia ed equilibrio. Per questo esistono i professionisti del settore. Un utilizzo consapevole può diventare una grandiosa attività di branding che può portare a successi aziendali enormi, ma utilizzato male può farci perdere il controllo, e può trasformarsi nel pozzo nero di Sparta nel quale si viene spinti e dal quale non c’è via d’uscita.

Focalizzati su come essere social, non su come usare i social.
Jay Baer

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WHATSAPP BUSINESS: ORA IL CLIENTE POTRÀ CHATTARE CON L'AZIENDA

Lo scorso mercoledì Whatsapp ha presentato il proprio passo avanti nel mondo del business. Si tratta di una nuova applicazione, nata con l’idea di separare i messaggi personali da quelli di lavoro: WhatsApp Business. Per i messaggi personali non ci sarà nessun cambiamento, l’app di riferimento rimarrà comunque WhatsApp. Per i messaggi di lavoro si potrà usare un nuovo spazio di interazione tra attività commerciali e clienti.

Attesa da tempo, l’app in versione Business è stata introdotta anche in Italia, uno dei paesi in cui l’app è arrivata per prima. Gli altri sono Stati Uniti, Regno Unito, Messico e Indonesia.

In Italia l’app di messaggistica istantanea risulta essere lo strumento di agevolazione con i clienti per il 69% delle piccole medie imprese, mentre è parte integrante della crescita del proprio business per il 52%. La versione aziendale permetterà maggiore facilità nella risposta alle richieste dei clienti, e avere la propria presenza ufficializzata in una piattaforma con un profilo verificato.

Un passo molto importante nel mondo del business, che precede molto probabilmente l’arrivo di WhatsApp Pay nei prossimi mesi.

«I nostri utenti in tutto il mondo usano WhatsApp per comunicare con piccole attività a cui sono interessati, dal negozio di abbigliamento online in India, alla pasticceria di fiducia in Italia. È stata pensata innanzitutto per le persone, e ora vogliamo assicurare un’esperienza migliore anche per le piccole attività e le aziende, rendendo più semplice, ad esempio, rispondere ai propri clienti, separare i messaggi personali da quelli di lavoro e avere una presenza ufficiale sulla nostra piattaforma».

Blog Ufficiale WhatsApp

Quali sono le novità?

Le novità più rilevanti al momento sono le risposte rapide con i messaggi di benvenuto, quelli di assenza per la non disponibilità a chattare. La creazione di messaggi brevi automatici che risponderanno ai clienti a richieste come disponibilità di merci, oppure orario di apertura e chiusura dell’attività.

Le aziende potranno creare un proprio profilo personale inserendovi la descrizione dell’azienda, l’indirizzo fisico, l’email e il sito web. Si potrà inoltre accedere ai dati statistici sull’utilizzo dell’app e impostare le risposte automatiche.

Inoltre all’app si potrà associare un numero fisso, oltre che il mobile, anche una SIM non inserita nel telefono. WhatsApp Business, dunque, si svincola totalmente dalla SIM, al contrario della versione standard.

«Gli attuali utenti WhatsApp potranno continuare ad usare la loro applicazione senza bisogno di scaricarne una nuova e continueranno ad avere pieno controllo dei messaggi che ricevono, inclusa la possibilità di bloccare qualsiasi numero (compresi i numeri delle attività), e di segnalare messaggi di spam».

Blog Ufficiale WhatsApp

Il tipo di account business sarà facilmente riconoscibile dagli utenti, perché avrà il segno distintivo per gli account confermati. Inoltre non ci sarà nessuna difficoltà nell’uso dell’app: l’interfaccia grafica e le funzionalità sono identiche a quelle presenti in WhatsApp già esistente, ma con l’aggiunta di alcuni strumenti studiati appositamente per le aziende.

WhatsApp Business è completamente gratuito, ma ha una limitazione: si può installare su un solo dispositivo per volta, per questo al momento è compatibile solo con le aziende piccole. La versione web e quella desktop utilizzabili con l’account Business rimangono quelle classiche utilizzate per la versione personale, ma il client rimane comunque sempre e solo uno.

ECommerce

È sicuramente un buon passo per chi si occupa di eCommerce. Un account verificato su una piattaforma di tale portata costituirà un canale privilegiato per il rapporto azienda-cliente. E se, come (a quanto pare) previsto si potranno effettuare il pagamenti in-App, la cosa diventa ancora più interessante.

Come scaricare WhatsApp Business

WhatsApp Business per il momento è disponibile solo per il Google Play Store. Attenzione alle tante imitazioni che potete trovare: la versione ufficiale è solo quella pubblicata da WhatsApp Inc., e non va in conflitto con la versione di WhatsApp già installata in precedenza. Inoltre, come per WhatsApp Messenger, ci viene chiesto di registrare un numero.

Se la necessità è di utilizzare un numero già utilizzato da un account normale di WhatsApp Messenger, l’utente verrà avvisato della trasformazione dell’account in uno di tipo “Attività”. Ovviamente, tutti i messaggi arriveranno sulla nuova applicazione, e non più su quella classica. Si può ritornare all’account normale in qualunque momento: il funzionamento è come quello del cambio telefono. Aprite il WhatsApp classico e chiederà nuovamente la verifica del numero di telefono.

In conclusione, WhatsApp Business è una novità importantissima per tutto ciò che riguarda il mondo commerciale. Moltissime aziende utilizzavano già l’app di messaggistica istantanea standard come strumento di comunicazione azienda-cliente e per finalità di marketing, tanto che nell’ambiente è stato coniato il termine “WhatsApp Marketing”.

Nonostante il numero di partecipanti limitato nei gruppi, la comunicazione aziendale tramite messaggistica istantanea funziona commercialmente in maniera eccezionale, perché non sfruttarla?

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Modifica dell'algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Modifica dell’algoritmo di Facebook: consigli per imprese e Digital Marketer

Un falso allarme

In questi giorni, la notizia del cambiamento radicale dell’algoritmo di Facebook sta destando molto scalpore, preoccupando quindi aziende, investitori e Marketer.

In realtà la situazione è meno preoccupante di quanto sembri e soprattutto ha diversi risvolti positivi.

Gli utenti più preoccupati son quelli che di carattere sono poco propensi al cambiamento, categoria destinata a scomparire a breve, come una sorta di selezione naturale Darwiniana.

Quindi evitiamo di entrare in panico per colpa di un mucchio di allarmisti e lavativi che non accettano il cambiamento, anche se positivo.

Per prima cosa ricordiamo che Facebook cambia costantemente e migliora gli algoritmi di ricerca in maniera talmente graduale che spesso neanche ce ne accorgiamo.

Seconda cosa, per chi sa lavorare bene non cambia assolutamente niente, i professionisti del settore e aziende smart possono dormire sonni tranquilli.

 

 

Quindi, in sostanza, chi viene penalizzato?

Soffriranno del cambiamento tutte le aziende “semi social” che credono di poter raggiungere enormi risultati solo in organico e senza l’aiuto di un valido professionista.

Inoltre scompariranno tutti i falsi profeti, chi si spaccia per Social Media Marketer solo perchè sa usare discretamente Facebook, ma soprattutto l’infinita piaga del “mioccuggino”.

Mioccuggino è quello che sa fare tutto, in poco tempo e che non chiede soldi. Impiega un paio d’ore per fare il tuo sito web, 2 minuti per la grafica della locandina e 20 secondi per avviare una campagna social integrata. Poi ha tanti amici, non ha bisogno di creare inserzioni e sponsorizzazioni.

Ricordiamo che gli strumenti digitali son facili da utilizzare solo se presi singolarmente. Il difficile è coniare una strategia di marketing sia tradizionale che digitale, nella quale tutte le risorse sono coadiuvate nella maniera più performante per trarre il massimo utile.

 

 

Cosa possono fare i professionisti?

I professionisti continuano per la loro strada, ovvero continuano a fare i professionisti. Studiano, si aggiornano, sperimentano, analizzano i risultati e coniano una nuova strategia di Digital Marketing.

Le regole son molto semplici, la sezione delle news di Facebook prediligerà contenuti con molte interazioni. Si stima la presenza di un 80% di post dei nostri amici ed un 20% di post organici di pagine aziendali e/o testate giornalistiche.

In sostanza torniamo sempre allo stesso discorso del 1996 di Bill Gates: “Content is King!”

Creare contenuti di qualità permette di avere credibilità, interazioni e di conseguenza priorità. Soprattutto verranno penalizzate tutte le pubblicità invadenti e le fake news di cui siamo, ahimè, fin troppo sommersi.

 

 

Cosa possono fare le aziende?

L’imprenditore moderno va necessariamente guidato da un professionista del settore: Digital Marketer, Social Media Strategist, Web Marketing Manager, ecc.

Inoltre una parte dei ricavi va immancabilmente destinata alla pubblicità sia tradizionale che digitale.

Le aziende hanno sostanzialmente due alternative: assumere un esperto del settore o esternalizzare l’ufficio marketing a Web Agency competenti.

 

 

Web Solutions Internet Company lavora nel Web Marketing dal 1999, ha assistito alla nascita, crescita e cambiamento delle principali piattaforme di Social Network. Studiamo ogni giorno il mercato e cerchiamo di prevederne i prossimi trend social. Il nostro obbiettivo è di ottimizzare siti web, aumentarne la visibilità, implementare efficaci campagne sui social ed aiutare l’imprenditore a raggiungere il successo che merita.

Contattaci per un preventivo gratuito, un nostro consulente sarà a tua disposizione per pianificare una strategia online di successo.

 

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GRUPPI RUMOROSI E INVADENTI? CI PENSA WHATSAPP!

IMPORTANTI NOVITÀ IN ARRIVO SULLA GESTIONE DELLE NOTIFICHE

A volte silenziosissimi e usati solo in casi di estrema necessità, a volte troppo rumorosi, troppo invadenti. Uno per il lavoro, uno per gli amici, uno per la scuola (o per i genitori, se si hanno figli), uno per la palestra, e chi più ne ha, più ne metta. Parliamo delle chat di gruppo di WhatsApp, a volte una piaga per chi ne fa parte. La società del gruppo Facebook, dal 19 febbraio del 2014, sta pensando a come risolvere questo pensiero.

Secondo il sito WABetaInfo nel prossimo aggiornamento di WhatsApp i gruppi saranno più silenziosi e meno invadenti. Non ci saranno migliaia di notifiche ogni volta che arriva un messaggio da leggere, ma ci sarà la possibilità di trovare solo i messaggi dove si è stati “taggati”.

Ciò eviterà la lettura di tutta la conversazione, e con l’aggiunta di un tasto in basso a destra verremo riportati immediatamente al messaggio che ci riguarda, senza scorrere tutto il testo che a volte, a seconda del gruppo, nemmeno interessa.

Funzione per altro già presente nell’altra app di messaggistica istantanea, Telegram.

PILLOLA EXTRA…

Altra novità legata all’app: se prima si esultava per la possibilità di cancellare i messaggi inviati alla persona magari sbagliata, o in un momento di rabbia, oggi c’è da mettere nuovamente un po’ più di attenzione. Nasce “WhatsRemoved“, ed è un’applicazione che non piacerà proprio a tutti: infatti quest’applicazione permette di recuperare i messaggi che ci sono stati inviati, e cancellati prima di averli letti.

Al momento l’applicazione è disponibile solo per i modelli Android ed è gratis. Come funziona? Una volta installata, l’app farà una registrazione del vostro account WhatsApp, lasciando poi in memoria solo i messaggi cancellati. Audio, foto e video compresi.

La soluzione? La vecchia, cara e sicura strada: facciamo attenzione a chi inviamo i messaggi.

 

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ECOSIA: L’ECO METAMOTORE DI RICERCA CHE AIUTA LA NATURA

Fare business e nel frattempo aiutare il pianeta

Ecosia è un metamotore di ricerca online. E fin qui, ok. È come tutti gli altri motori di ricerca. Con una particolarità in più, però: Ecosia pianta un albero per ogni ricerca che fate su internet.

L’associazione, fondata a Berlino nel 2009, aveva l’idea di base di creare uno strumento facile per combattere il cambiamento climatico.

Non è il primo caso di un motore di ricerca creato per cercare di salvaguardare il pianeta dai cambiamenti climatici. Qualche anno fa, ad esempio, nacque “Nero Google”: si tratta di una versione black di Google, che forniva il conosciutissimo motore di ricerca con uno sfondo nero, con il motto “Spegnete la luce”. In quel modo si sarebbero evitati inutili sprechi di energia elettrica, in quanto uno schermo nero consuma decisamente meno di uno schermo bianco.

Come funziona?

Ecosia dichiara di finanziare i nuovi alberi destinandogli l’’80% dei profitti derivanti dai click sui contenuti sponsorizzati, che sono mostrati in alto nella barra di ricerca di Bing. Ma anche se non si clicca sui link o si usano estensioni come Ad Blocker si contribuisce al movimento, aumentando il numero di utenti e la rilevanza di Ecosia per gli sponsor. Ecosia usa praticamente la stessa strategia di pubblicità online ideata a suo tempo da Google e che ha fatto la fortuna della società americana. Ad oggi, infatti, conta circa 3 milioni di dollari donati per 6 milioni di arbusti interrati. E non si fermano qui: perseguendo l’obiettivo che lo staff si è preposto, vuole “raggiungere il miliardo entro il 2020”.

Basta solo scaricare l’estensione per il browser e usarla ogni volta che si fa una ricerca su internet. Al momento sono tre i progetti attivi che prevedono il rimboschimento di altrettante zone: In Burkina Faso per contenere l’avanzata del deserto, in Perù nella regione di San Martin che negli ani 80 ha subito una delle deforestazioni più pesanti mai fatte dall’uomo e in Madagascar dove la posa di mangrovie dovrebbe favorire la fauna locale e ripopolare determinate zone che un tempo detenevano il record mondiale per la biodiversità.

Collaborazione con grandi nomi…

Ecosia è stato fondato in Germania dal suo ideatore Christian Kroll in associazione con Bing, Yahoo e WWF. Non è un ente nonprofit, ma un social business, ovvero gestito da una vera e propria società, la quale, tuttavia, non ha come unico scopo quello di aumentare i suoi profitti, ma bensì anche quello di contribuire il più possibile alla protezione dell’ambiente attraverso le foreste pluviali del mondo e la diffusione di tale sensibilità. Attualmente dà lavoro a un team che varia dalle 7 alle 13 persone e che garantisce che l’80% dei propri introiti siano destinati al WWF.

I grandi nomi come partner farebbero star tranquillo anche il più malfidato dei navigatori web, ma non per questo è così scontato che tutti inizieremo a usare questo motore di ricerca che necessita ancora di parecchi test e miglioramenti per poter competere con i principali player.

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ETHEREUM VS BITCOIN: LA CRIPTOGUERRA

Ethereum: la valuta digitale destinata a spodestare il Bitcoin?

Il 2017 si è appena concluso, ed è stato l’anno del Bitcoin, dove le criptovalute sembravano solo cose da nerd e lontane dall’economia reale; il 2018, anno appena iniziato, si prospetta invece quello delle criptovalute in genere, perché sempre più investitori e risparmiatori cominciano ad interessarsene grazie al loro altissimo potenziale di guadagno. Le criptovalute fanno parlare molto di sé. Sono circa 1.400 in tutto, ma sono poche quelle che possono avere delle prospettive reali. Una di queste è l’Ethereum.

Ma cosa è esattamente? Come funziona? Qual è la sua sostanziale differenza dal Bitcoin?

Cosa è Ethereum

Ethereum è una delle principali avversarie di Bitcoin, alla quale tiene testa con onore. La possiamo trovare al secondo posto in volume di transazioni, e in termini di valore in dollari.

È nata principalmente dalla mente geniale di Vitalik Buterin, giovane russo che aveva l’intenzione di creare una moneta virtuale che non fosse solo tale, ma fosse anche un sistema contrattuale parallelo a quello tradizionale: gli smart contract.

Molti asseriscono che Ethereum sia l’evoluzione dei Bitcoin, essendo

  • strutturata con un sistema di sicurezza molto più solido grazie ad una struttura di condivisione peer-to-peer;
  • le sue informazioni sono gestite da più server e condivise su più nodi, rendendo quasi impossibile agli hacker penetrare nel sistema e modificare i dati.

Poter gestire contratti intelligenti in base ad un protocollo di fiducia, che permette la costruzione di contratti tra due parti, dà un punto a questa criptovaluta, rendendola uno strumento utile e ideale per imprese e società; è versatile in molti utilizzi, non solo come sistema monetario alternativo come invece lo sono i Bitcoin.

Come funziona Ethereum

La prima versione di Ethereum è nata il 20 luglio 2015. Essa offre grandi potenzialità di utilizzo, e la possibilità di fare tutto ciò che si ha sempre sognato, su una rete decentralizzata e crittograficamente sicura.

Nessun utente ha il potere o la possibilità di  manipolare un processo o un programma avviato sulla piattaforma. Il sistema si regola senza bisogno di nessun intervento esterno. Tutto questo rende più sicuro e conveniente ogni smart contract.

I contratti smart pagano mediante l’unità di valuta chiamata Ether per poter girare in una piattaforma p2p. Questa piattaforma si può usare per vari scopi, come ad esempio il crowdfunding, i mercati finanziari, i sistemi elettorali.

Cosa è Ethereum Wallet

È un “passaggio” per le applicazioni sul blockchain (la tecnologia che sta sotto queste monete virtuali) Ethereum. Sostanzialmente un portafoglio, che permette di conservare gli ether attivi e gli altri creati su Ethereum. Da anche la possibilità di scrivere, distribuire e utilizzare gli smart contract.

Le criptovalute attive sono tante, i Bitcoin, Ethereum, Ripple, Bitcoin Cash, Litecoin e altre ancora, ma è fondamentale, per chi vuole investire e crede nelle monete virtuali, sapere che sono solamente nella loro fase iniziale di sviluppo, sia come prezzo che a livello tecnologico. Per questo è fondamentale ponderare il proprio investimento anche nella scelta della criptovaluta: Ethereum sembra pronta per dare battaglia ai Bitcoin anche in questo.

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L'INFLUENZA DEGLI INFLUENCER

IL RITRATTO DI UN INFLUENCER

INFLUENCER

Chi sono?

Ognuno di noi, ogni giorno, ha a che fare con almeno un Influencer. A volte consapevolmente, a volte senza saperlo. Ma chi sono queste figure? E che cosa fanno esattamente?

Un influencer è un individuo con migliaia, milioni di seguaci: può essere un YouTuber, un Instagramer, un blogger, o essere semplicemente un utente con una pagina Facebook dove condivide foto, video, pensieri e contenuti vari. Quello che differenzia questo tipo di utente da un utente qualunque, è il fatto che è letteralmente in grado di influenzare (da qui il termine influencer) i suoi followers con pensieri e prodotti.

Possiamo fare l’esempio più lampante del momento: la fashion blogger Chiara Ferragni.

Al momento sul “cosa fa” un influencer c’è molta confusione, da parte delle aziende che li cercano, e da parte di chi vede tutto questo come un nuovo lavoro.

Esistono diversi tipi di influencer:

  • Gli attivisti, che sono coloro impegnati in movimenti politici e associazioni no-profit. Sono gli influencer più “difficili” con i quali i brand possano rapportarsi, perché contrari alle logiche di business e di mercato;
  • I connessi, che sono quelli che hanno un sacco di seguaci sui social network;
  • Gli influencer d’impatto sono persone molto ambite che beneficiano della fiducia degli altri;
  • Le celebrità, artisti con migliaia, a volte milioni di seguaci, e qui di esempi ne potremmo fare tantissimi. Scegliere una celebrità per un brand è però come affidarsi alle “vecchie” strategie di endorsement;
  • Le menti attive, che sono utenti con molteplici interessi;
  • I trendsetter, coloro che esplorano nuovi mercati o lo abbandonano;
  • Le autorità, sono delle persone la cui opinione è considerata molto credibile nel settore di cui si occupa, ed esercita un forte potere di engagement;
  • Gli insider. Gli Insider possono essere molto vantaggiosi per un’azienda quanto abbastanza pericolosi. Gli insider scoraggiano la propria community ad affidarsi a prodotti o servizi del brand, quindi metterseli contro non è proprio producente.
  • Il giornalista: ha una community molto folta ed è sempre alla ricerca di notizie e storie interessanti. Per questo, un brand che vuole sfruttarne il potere d’influenza non dovrebbe mai fargli mancare una news, un’esclusiva interessante.

Sostanzialmente, se un YouTuber che seguite vi consiglia di provare un videogioco e voi lo fate, lo comprate e ci giocate, vi ha influenzato.INFLUENCER MARKETING

Gli influencer non sono solo personaggi del web, sono anche giornalisti o esperti di un settore. Possono essere anche dei VIP, come cantanti, attori, attrici, speaker radiofonici o presentatori, che hanno comunque un folto numero di seguaci che leggono ciò che scrivono attraverso post, cinguettii e scatti.

In pochi minuti e con poche mosse hanno il potere di spostare e indirizzare l’opinione dei loro seguaci a loro piacimento.

Sono pagati?

Se l’influencer vi presenta un prodotto perché pagato dalla casa di produzione, non è più un influencer, ma diventa un Ambassador. Gli Ambassador sono ingaggiati generalmente per collaborazioni più durature nel tempo, conoscono alla perfezione il brand che sponsorizzano e ne vanno fieri; vengono pagati per la loro capacità di passaparola, generalmente molto efficace.

Coinvolgere influencers nelle proprie campagne o vendite di prodotti significa avere una grossa pubblicità con budget minori rispetto a quelli che richiederebbero delle pubblicità tradizionali, soprattutto se vogliamo raggiungere un determinato target.

INFLUENCER

 

<< Il vero influencer è una persona capace, con la propria attività online, di incidere sulle decisioni di acquisto dei propri pari (centinaia, migliaia o più), sempre più impermeabili ai messaggi pubblicitari tradizionali. Ci riescono perché vengono considerati parte di una stessa rete. Ci sono influencer che parlano delle proprie esperienze di consumo senza essere legati ai brand da un rapporto commerciali e altri, i più grandi in termini di follower base, che lo sono. >>

Vincenzo Cosenza, tra i massimi esperti di social media in Italia.

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SEO - Essere primi su Google garantisce il successo?

Quante volte abbiamo letto o sentito parlare di quanto è importante essere primi su Google o su altri motori di ricerca? Molti dei nostri colleghi parlano sempre di SEO come se avessero una ricetta segreta per il successo e puntualmente falliscono nei loro intenti facendo perdere tempo e denaro ai loro clienti. Scriviamo quindi questo articolo giusto per sfatare qualche mito. Partiamo dalle basi.

 

Cosa vuol dire essere primi su Google?

 

Sfatiamo subito il primo mito: nel 90% dei casi chi effettua una ricerca su internet è una persona normalissima, che esegue una ricerca normalissima, con parole normalissime.

Se sto cercando un bar a Sassari scriverò nel motore di ricerca “bar Sassari” il cui risultato in prima pagina sarà riconducibile alle attività di ristoro che hanno curato i contenuti e gli aspetti di webmarketing legati al sito web. Se invece dovessi scrivere “bar Sassari via Roma” dal punto di vista teorico compariranno in prima posizione tutti i bar locati in via Roma a Sassari.

Arriviamo al dunque. Se hai un bar a Sassari, e vuoi dimostrare che risulti tra i primi su Google, nella ricerca organica, basta cercare nel seguente modo: “bar Sassari via Roma 325A quello con il neon verde i tavoli fuori e la sala fumatori con la barista bionda”.

Ecco, questo NON vuol dire essere primi sui motori di ricerca.

Essere primi su Google vuol dire che, a seguito della ricerca “bar”,  risultiamo nelle prime posizioni  dei risultati organici.

 

 

Cosa sono i risultati organici?

Nella SERP (Search Engine Result Page) di Google troviamo diversi elementi che possono cambiare a seconda di cosa stiamo cercando, ma soprattutto di come stiamo cercando. Un classico esempio può essere ricercare la parola “hotel”.

I primi risultati che compaiono sono annunci sponsorizzati, di solito i classici annunci pay-per-click che puoi implementare con AdWords. Subito dopo troviamo la mappa della tua città con i riferimenti e i prezzi sugli hotel geolocalizzati (local pack). A seguire si notano tutti i risultati che Google ha indicizzato in maniera naturale, in ordine di importanza, rilevanza e pertinenza.

Essere primi su Google vuol dire essere tra questi primi risultati, chiamati per l’appunto “organici (naturali) della result page.

Questo tipo di risultato si ottiene con un lavoro metodico e costante nel tempo. La consulenza di un SEO Specialist può aiutarti a raggiungere la vetta tramite l’utilizzo di diverse tecniche.

 

 

 

Esiste una ricetta segreta per essere primi su Google?

La risposta è NO!

Non esiste assolutamente una ricetta segreta in mano a pochi eletti per poterti garantire un posto in pole position sui motori di ricerca. Ma soprattutto è impossibile che esista.

Esistono tanti fattori che se utilizzati quotidianamente e con cognizione di causa, fanno guadagnare posizioni di prestigio al tuo sito web ed al relativo page rank.

Purtroppo però non esiste una scienza esatta per 2 principali motivi tra loro interconnessi: l’algoritmo che utilizzano i motori di ricerca e il trend del momento.

Quante persone preparate lavorano per Google, Yahoo, Virgilio, Bing, ecc? Ma soprattutto, quanti programmatori hanno contribuito con le loro conoscenza a modificare, cancellare, integrare l’algoritmo del motore di ricerca?

Possiamo asserire che nessuno ha piena conoscenza del funzionamento degli algoritmi in quanto ci hanno lavorato troppe persone, e continuano a lavorarci ogni giorno, modificando, integrando, cancellando, creando nuovi fattori di posizionamento.

Per quanto riguarda le tecniche conosciute da ogni SEO Specialist che studia il comportamento di Google e gli altri motori, abbiamo un altro problema: il trend SEO del momento. Ciò che funziona in modo ottimale oggi potrebbe funzionare in maniera meno efficace domani, per non dire che nel lungo periodo potrebbe non funzionare affatto. Perché l’algoritmo che governa la Ricerca on line tiene conto di fattori variabili che hanno la finalità di disciplinare le ricerche relative alle parole chiave.

Facciamo subito un esempio per chiarire la situazione. Verso la fine degli anni 90 e primi del 2000 la tecnica più utilizzata era utilizzare più keyword possibili. Vi ricordate i celeberrimi meta-tag?

Dopo una decina d’anni andava di moda l’utilizzo dei “metadati“. Invece adesso….

 

 

Ma quindi cosa devo fare per piacere ai motori di ricerca?

La risposta è semplice: rivolgersi ad un professionista! Il lavoro di un SEO Specialist è proprio quello di ottimizzare il tuo sito web in modo da guadagnare posizioni nella result page puntando ad ottenere il primo risultato organico.

“Content is King!” [cit. Bill Gates]

Attualmente Google premia siti web con contenuti originali , non duplicati, innovativi, costantemente aggiornati, che suscitano interesse, ben collegati, condivisi sui social, con keywords originali, meta tag description, digital PR, e molti altri “ranking factors”.

Al giorno d’oggi, il traguardo più ambito dai web marketer è raggiungere un posizionamento speciale chiamato “featured snippet” (alias “risultato zero”).

In pratica quando un utente effettua una domanda, Google può ricercare la risposta più pertinente da un sito web e riportarne un estratto per poi posizionarlo in un riquadro speciale in cima alla result page, insieme al link alla pagina, titolo e URL. Di seguito un esempio di featured snippet.

 

 

Essere primi su Google garantisce il successo?

Sfatiamo ora il mito del successo immediato derivante dall’essere primi su Google. Definiamo innanzitutto cosa vuol dire, nella maggior parte dei casi, “avere successo”. Spesso è raggiungere un posizionamento di prestigio  e ottenere più click  con la prerogativa di trasformarli in conversioni, in modo da incrementare il nostro business.

L’essere primi su Google ci permette di avere più visibilità in quanto l’utente medio, di solito, non va oltre le prime due-tre pagine. Di conseguenza, avere in posto al sole, garantisce con buona probabilità di avere più visite da internauti interessati ai nostri prodotti/servizi.

Qualche consiglio per l’imprenditore innovatore.

L’utente, una volta atterrato nel tuo sito web, deve vivere un’esperienza piacevole che lo incentivi a ritornare, lo persuada a condividerla, ma soprattutto eseguire l’azione che ci aspettiamo. A seconda dei casi la “call to action” può finalizzarsi nell’iscrizione alla newsletter, o nell’acquisto di un prodotto.

L’imprenditore moderno deve mettere a disposizione dei servizi per il potenziale cliente, come ad esempio dell’assistenza pre e post vendita, dei video tutorial, un servizio di Customer Care.

Inoltre sono di fondamentale importanza i collegamenti diretti ed indiretti alle pagine social, la costante pubblicazione di articoli interessanti e l’immancabile interazione attiva coi fan.

Esistono diversi strumenti di analisi per misurare il successo, ma, in fin dei conti, il risultato migliore si traduce spesso in termini economici.

 

Web Solutions Internet Company lavora nel Web Marketing dal 1999, ha assistito alla nascita, crescita e cambiamento dei principali motori di ricerca. Studiamo ogni giorno il mercato e cerchiamo di prevederne i prossimi trend, soprattutto dal lato SEO. Il nostro obbiettivo è di ottimizzare siti web, aumentarne la visibilità, implementare efficaci campagne sui social ed aiutare l’imprenditore a raggiungere il successo che merita.

Contattaci per un preventivo gratuito, un nostro consulente sarà a tua disposizione per pianificare una strategia online di successo.

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DOMINIO MADE IN SARDEGNA

La Regione diventa una Registration authority con i nuovi domini .srd

La Regione Sardegna diventa una Registration authority, cioè un’autorità responsabile della concessione dei nomi dei siti. Avrà il suo dominio di primo livello e potrà assegnare gli indirizzi web in autonomia con il suffisso “.srd”.sardegna 4 mori

Come si legge nel sito della Regione Sardegna:

<< In questa fase le attività necessarie saranno svolte dalla Direzione degli Affari Generali attraverso la società in house SardegnaIT. >>

L’assessore agli Affari generali Filippo Spanu ha dichiarato

<< Entro sei mesi avremo la proprietà del dominio. >>

Proprio nei giorni scorsi ha ricevuto il via libera dalla giunta per il progetto.

Con una petizione lanciata negli anni scorsi su Change.org, rivolta all’Icann (International Corporation for Assigned Names and Numbers), la società ha chiesto a gran voce alla giunta di poter attivare il progetto.

L’Icann è un’organizzazione no-profit che “ha la responsabilità di assegnare gli indirizzi IP (Internet Protocol), di gestire il sistema dei nomi a dominio generici di primo livello (generic Top-Level Domain, gTLD, quali .com, .net, .info) e dei country code Top Level Domain (ccTLD), che identificano uno specifico territorio, quali .uk per il Regno Unito, .it per l’Italia), nonché i root server”.

Nella petizione si leggeva come molte altre comunità in Europa e nel mondo, abbiano il proprio gTLD (generic Top Level Domain, un proprio dominio di primo livello, come ad esempio, in questo caso, potrebbe essere: www.regionesardegna.srd ). Questo permette di rafforzare la presenza su Internet, di rivitalizzare le minoranze linguistiche e accrescere il valore dei loro prodotti locali finalmente raggruppati sotto il marchio “del luogo”.

Le istituzioni territoriali potranno far partire tutto questo dal 2018, anno della nascita del web made in Sardegna. L’obiettivo è quello di promuovere “un logo unico e riconoscibile” della Sardegna, nell’enorme mondo di Internet, e dare un ulteriore supporto agli imprenditori che interagiscono con i mercati esteri.

Piccoli passi per un progetto innovativo, che riguarda perlopiù nuove azioni di marketing e promozione territoriale.

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